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Caporalato ed estorsioni, arrestate 12 persone. C’è anche una canicattinese

C’è anche una ragazza di Canicattì tra le 12 persone arrestate (10 in carcere, una ai domiciliari, uno è irreperibile) nell’operazione dei carabinieri e della Squadra mobile di Caltanissetta, nell’ambito del blitz denominato “Attila”, per caporalato, estorsioni, sequestro di persona, rapine, lesioni aggravate, minacce, violazione di domicilio, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato. Si tratta di Giada Giarratana, 21 anni, casalinga, incensurata.
Nel contesto di sfruttamento dei braccianti agricoli sarebbe maturato l’omicidio del pachistano Adnan Siddique, commesso la sera del 3 giugno, a Caltanissetta, perché si era ribellato, denunciando i suoi caporali. Per il delitto sono stati tratti in arresto ben sei dei soggetti pakistani  colpiti dalla misura cautelare. Già prima dell’omicidio la banda aveva commesso numerosi episodi di violenza in territorio nisseno. Durante le perquisizioni avvenute nella notte sono stati trovati in casa di uno degli arrestati due libri mastri, adesso al vaglio degli inquirenti, nei quali erano descritti i nomi dei lavoratori sfruttati.

L’operazione ha tratto origine dalle indagini su un pericoloso gruppo di pakistani, da tempo residenti nel centro di Caltanissetta, responsabili di delitti contro la persona ed il patrimonio (rapine e furti), in larga parte ai danni di loro connazionali. Numerosissimi gli interventi delle Volanti a favore dei cittadini pachistani con richieste l’aiuto delle forze dell’ordine, così come numerose sono state le denunce presentate da altri pakistani, presso le Stazioni dei carabinieri di Milena e Sommatino.
Il leader del gruppo sarebbe Muhammad Shoaib, il quale, insieme ad Bilal Ahmed, Ali Imran, Mohsin Ali e Giada Giarratana, si sarebbe occupato di reclutare manodopera pachistana col metodo del caporalato. I caporali pakistani destinavano i loro connazionali al lavoro presso titolari di aziende agricole, in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, accordandosi sull’entita’ del compenso, che si aggirava sui 25/30 euro al giorno, direttamente con i datori di lavoro e trattenendo per se’ una parte o persino la totalità del corrispettivo.

A finire in carcere sono stati Muhammad ShaibH, 27 anni, pakistano celibe, con precedenti di polizia giudiziaria, regolare su territorio nazionale, nullafacente, attualmente detenuto per altra causa; Muhammad Sharjeel Awan, 20 anni, pakistano con precedenti di polizia, regolare su territorio italiano, nullafacente; Shujaat Ali, 32 anni, pakistano, attualmente detenuto per altra causa; Muhammad Mehdi, 48 anni, nato in Pakistan, attualmente detenuto per altra causa; Nawaz Muhamma, 32 anni, pakistano, attualmente detenuto per altra causa; Ali Imran,28 anni, pakistano, con precedenti di polizia, attualmente detenuto per altra causa; Bilal Ahmed, 23 anni, pakistano, con precedenti di polizia, regolare su territorio italiano, nullafacente; Mohsin Ali, 32 anni, pakistano, pregiudicato, regolare su territorio italiano, bracciante agricolo; Shedaz Khuram, 33 anni pakistano, con precedenti di polizia, regolare su territorio italiano, nullafacente; Arshad Muhammas, 37 anni, pakistano celibe, pregiudicato, regolare su territorio italiano, nullafacente, attualmente detenuto per altra causa. Un pakistano è riuscito a sfuggire alla cattura.

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