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Inchiesta “Ponos” su caporalato nell’Agrigentino, chieste sei condanne

Il pubblico ministero della Dda di Palermo ha avanzato la richiesta di condanna nei confronti di sei persone, coinvolte nell’inchiesta “Ponos”, che nel novembre dell’anno scorso ha fatto scattare otto fermi, eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, e del Nucleo ispettorato del lavoro di Villaggio Mosè, nell’ambito di un’indagine su un’associazione a delinquere su un vasto giro di caporalato, che avrebbe portato a guadagni illeciti per circa un milione di euro, con lo sfruttamento di lavoratori nei campi agrigentini, soprattutto tra Canicattì, Campobello di Licata e Ravanusa.

Chiesti 12 anni di reclusione ciascuno per Vera Cicakova, 60 anni, e la figlia Veronika, 38 anni, ritenute le promotrici dell’associazione; 6 anni di reclusione sono stati avanzati nei confronti di Neculai Stan, 63 anni, rumeno, residente a Campobello di Licata; 5 anni per Giovanni Gurrisi, 42 anni di Agrigento; 3 anni e 6 mesi per Rosario Burgio, 43 anni, di San Cataldo, domiciliato ad Agrigento; e 3 anni per Emiliano Lombardino, 47 anni, di Agrigento, residente a Porto Empedocle.

Il processo si sta celebrando davanti il Gup del Tribunale di Palermo, Rosario Di Gioia. Nel collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Daniele Re e Francesco Scopelliti. Nell’inchiesta sono coinvolti anche Rosario Ninfosi, di Palma di Montechiaro (che ha patteggiato la pena) e Vasile Mihu di 44 anni, che ha scelto, invece, di essere processato con il rito ordinario. L’operazione, in un primo momento coordinata dalla Procura di Agrigento e in seconda battuta è finita alla Dda di Palermo.

Nove i coinvolti nell’inchiesta, otto dei quali, sono stati raggiunti da un provvedimento di fermo, e poi dall’ordinanza di custodia cautelare. Vi sarebbe stato un meccanismo di permessi turistici sfruttati per fare arrivare questi lavoratori, che venivano poi privati del passaporto, alloggiati in case procurate dalla stessa organizzazione. L’orario di lavoro era di circa 12 ore al giorno, di cui buona parte notturno: iniziavano alle 3 del mattino, e proseguivano fino alle 17, talvolta anche fino alle 19. Le paghe erano di circa 30 euro lorde al giorno.

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