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Canicattì, tentato omicidio: processo approda in corte d’appello

Approda davanti ai giudici della Corte di Appello di Palermo, precisamente innanzi alla sezione III, il processo scaturito dal tentato omicidio verificatosi a Canicattì il 16 settembre del 15, che vedeva come parti contrapposte Giuseppe Sorce e Giovanni Milana e Giuseppe Mongitore e Vincenzo Mongitore.  Prima udienza il prossimo 9 novembre.
In primo grado i giudici del Tribunale di Agrigento (presidente Wilma Angela Mazzara, con a latere Giuseppe Miceli e Antonio Genna), hanno condannato per il solo reato di detenzione di arma, a 3 anni di reclusione Giuseppe Sorce, e lo hanno assolto del reato di tentato omicidio, stante l’impossibilità di ricostruire la dinamica dei fatti e di individuare chi avesse sparato per primo.

Non doversi procedere è stato dichiarato, invece, nei confronti di Giuseppe Mongitore, essendo estinti i reati per sopravvenuta morte dell’imputato. Assoluzione, infine, Vincenzo Mongitore “per non avere commesso il fatto”. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Angela Porcello (nella foto sopra) e Calogero Meli.
Sorce ha appellato la sentenza anche in quanto parte civile, essendo rimasto ferito, nei confronti Vincenzo Mongitore, di cui si chiede essere acclarata la responsabilità in via concorsuale, così come per Giovanni Milana.

I Mongitore sarebbero andati nell’abitazione di Sorce, in contrada “Coda Volpe”, alla periferia di Canicattì, per ammazzarlo. Il movente non è mai stato accertato, la pista della droga è la privilegiata dagli investigatori, anche perché sia Vincenzo Mongitore, che Giovanni Milana, il quarantaduenne, che si trovava insieme a Sorce e restò ferito, furono arrestati nel 2011 nell’operazione antidroga “Strike”.

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