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La cattura del boss di Agrigento, emergono altri particolari

Emergono altri particolari sulla cattura del boss di Agrigento Antonio Massimino e del nipote Gerlando, trovati in possesso di un mini arsenale. I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile, coordinati dalla Procura di Agrigento, da alcuni giorni erano impegnati in servizio di monitoraggio e osservazione della villetta del boss, in contrada “Gibisi”, nelle campagne di Villaggio Mosè.

Con apposita videoregistrazione hanno ripreso i due Massimino, adoperandosi per nascondere un sacchetto, legato all’estremità di una corda, lanciarlo all’esterno, e mantenendo l’altro capo della fune, al fine di poterlo nascondere a ridosso della recinzione del suo terreno. Poi il nipote avrebbe coperto il sacco con un cumulo di rami secchi.

All’interno del sacco c’era il mini arsenale, poi recuperato dai carabinieri: una pistola semiautomatica, calibro 7,65, con la matricola abrasa, 200 cartucce di calibro 7,65 e 38, due penne pistola e un rilevatore di frequenze. E prima dell’irruzione, in compagnia dei Massimino, vi era una terza persona, rimasta ignota. Le indagini proseguono per cercare di identificare quell’uomo, allontanatosi con una piccola auto di colore scuro.

Gli arresti di Antonio Massimino e del nipote (difesi dall’avvocato Salvatore Pennica) sono stati convalidati dal Gip del Tribunale di Agrigento Francesco Provenzano. Entrambi restano rinchiusi in carcere.

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