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Agguato a Liegi, disposto incidente probatorio fra cognati favaresi. Emergono altri particolari sull’agguato

Disposto l’incidente probatorio tra il collaborante favarese Mario Rizzo, e il cognato e suo compaesano Gerlando Russotto, finiti in manette, alcuni giorni fa, per l’agguato al ristoratore empedoclino Saverio Sacco. Lo hanno disposto il procuratore aggiunto Salvatore Vella, e i pubblici ministeri Simona Faga e Alessandra Russo, titolari del delicato fascicolo d’indagine.

A raccontare come si sarebbero svolti i fatti, di quell’episodio, avvenuto a Liegi, è stato proprio Rizzo, il quale si è autoaccusato del mancato delitto, tirando in ballo il fratello della sua fidanzata. Ed emergono nuovi particolari su quell’agguato. Il commando era composto da tre persone: Russotto, che sarebbe stato alla guida di un’Alfa Romeo 147, seduto accanto l’empedoclino Salvatore Prestia, 37 anni, cognato di Fabrizio Messina, già arrestato dalla Squadra Mobile di Agrigento, e poi scarcerato, e appunto Mario Rizzo, che occupava i sedili posteriori.

Il solo Prestia era armato di una pistola. Arma che gli era stata ceduta da un catanese, tale Salvatore Lo Sciuto, che a sua volta l’aveva acquistata dallo stesso Rizzo. Quella sera Sacco e la moglie Giusy, stavano facendo ritorno a casa in compagnia del figlio piccolo. Appena Prestia è uscito dalla macchina, la donna lo aveva subito riconosciuto, a quanto pare da un difetto fisico, al punto che gli ha gridato «Totò, non lo fare».

Due i colpi esplosi, uno dei quali ha raggiunto il ristoratore alla gamba. Ma anche ferito Sacco riuscì a disarmare il compaesano, ad inseguirlo, e a sua volta facendo fuoco due volte al grido: «Totò sei morto». Uno dei proiettili si è conficcato nella parte posteriore della 147, a poca distanza da dove si trovava Rizzo. Dopo quell’episodio, e la paura di essere ammazzato, hanno convinto il ragioniere Rizzo a collaborare.

La 147 con ancora il foro della pistolettata, ben visibile all’altezza della targa, nelle settimane successive l’agguato, avrebbe viaggiato da Liegi a Favara. A guidarla proprio Russotto. La vettura sarebbe stata notata più volte, posteggiata in una strada abitata di Favara. Così racconta Rizzo. Ma quando nell’aprile scorso sono arrivati gli uomini della Squadra Mobile di Agrigento, il mezzo non c’era più. Le indagini hanno permesso di accertare, che una persona vicina a Russotto, avrebbe venduto l’auto, per 200 euro, ad alcuni raccoglitori di ferro vecchio, giunti dal palermitano.

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