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Licata, omicidio ad ora di pranzo ucciso Angelo Carità era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio Brunetto

Ammazzato da quattro colpi di pistola, mentre in auto stava ritornando a casa, per il pranzo di Pasquetta. La vittima è il sessantunenne licatese Angelo Carità, imprenditore agricolo, coinvolto e già condannato per l’omicidio del suo compaesano, Giovanni Brunetto, 56 anni, trovato cadavere, sottoterra, in un appezzamento di terreno, in territorio di Canicattì, il 29 ottobre del 2013. Brunetto era stato ucciso 5 mesi prima, il 7 maggio del 2013, quando scomparve nel nulla. Il movente un debito mai restituito. All’epoca dei fatti a dare la svolta all’indagine, l’intuizione del pubblico ministero, Salvatore Vella (da una settimana diventato procuratore aggiunto di Agrigento), che portò la polizia di Stato a scavare in un terreno sul quale aveva lavorato Carità. E i resti di Brunetto vennero ritrovati. Per quel delitto Angelo Carità era stato già arrestato (insieme ad un complice)  e condannato in primo grado (febbraio 2017) all’ergastolo dalla Corte di Assise di Agrigento. Da alcuni mesi era tornato in libertà. La vittima aveva da poco preso posto nell’abitacolo della sua vecchia Fiat Uno, dopo avere trascorso qualche ora, in un appezzamento di terreno, in una traversa di via Palma. Verosimilmente a piedi ha raggiunto la stradina di campagna, e a distanza ravvicinato ha fatto fuoco con una pistola, verosimilmente una calibro 7,65, o una calibro 9. Esplosi quattro colpi, tre hanno raggiunto il licatese. Sul posto i carabinieri e il sostituto procuratore Simona Faga, titolare del fascicolo d’inchiesta. Poi è stato il turno degli esperti della Scientifica, che hanno effettuato i rilievi.

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