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Il tempo passa, l’amore rimane per l’eternità

“E l’amore guardò il tempo e rise,

perché sapeva di non averne bisogno.

Finse di morire per un giorno,

e di rifiorire alla sera,

senza leggi da rispettare.

Si addormentò in un angolo di cuore

per un tempo che non esisteva.

Fuggì senza allontanarsi,

ritornò senza essere partito,

il tempo moriva e lui restava.

(E l’amore guardò il tempo e rise, di Luigi Pirandello.)

Manca veramente poco alla fine dell’anno, poche ore ancora e cominceranno i festeggiamenti: cenone, balli, fuochi d’artificio e poi gli immancabili auguri che arriveranno da tutte le parti e in tanti modi. La notte di san Silvestro si fa festa, tanto chiasso e poi ancora si utilizzano i rumorosissimi botti fino all’invero simile. Personalmente – tolti i colpi di testa di chi con incoscienza e inciviltà assolute utilizza i botti illegali (pericolosissimi) o spara con pistole e proiettili veri – non ci vedo nulla di male a fare festa ma la domanda è: perché festeggiamo il tempo che passa e quello che dovremo vivere nel nuovo anno?

 

Con serenità e pacatezza vorrei invitarvi a riflettere su questa realtà, il tempo, che inevitabilmente, vive strettamente a contatto con noi (o noi con lui), al quale ho dedicato la poesia di Pirandello e ha come tema il rapporto tra amore e tempo, due diverse forme di eternità che però muoiono e rinascono, fuggono e ritornano. Legati l’uno all’altro in un’eterna fuga e nessuno dei due possono fare a meno dell’altro.

E noi che facciamo? Fuggiamo dal tempo oppure lo rincorriamo; lo viviamo, lo assaporiamo oppure “perdiamo tempo” (come spesso in adolescenza mi ripeteva mio padre).

Quando “perdiamo il tempo” o affermiamo frasi del tipo “la mia vita è tutta una noia”, “i miei giorni sono tutti uguali”, “l’esistenza non mi offre più stimoli”, non facciamo altro che trascinare i nostri giorni nel vortice del vuoto, nel non senso della vita. Alla fine, però, il tempo che, inesorabilmente passa, ci presenta il conto, salatissimo, da pagare: la morte! Ed è proprio in quei momenti che si vorrebbe recuperare e strappare qualche attimo gioioso al tempo finito così presto.

Vorrei però riprendere la conclusione della poesia di Pirandello che riportato nell’introduzione: <<Il tempo moriva e lui (l’amore) restava>>. Perdere tempo, quello che c’è donato, lasciarsi vivere, piuttosto che vivere la vita con gusto, lasciare che gli anni passino indisturbati aspettando che arrivi la morte non fa male solo a noi stessi ma ferisce anche l’umanità intera, la stessa eternità ne rimane ferita! A dirlo è lo stesso Gesù nel Vangelo di Matteo al capitolo 6,19-20: <<Non accumulate tesori sulla terra…, accumulate invece per voi tesori in cielo>>. E allora per questo nuovo anno che c’è donato di vivere, proviamo a non perdere tempo, affrontiamo i nostri giorni con gioia e impegno, gustiamoli uno a uno fino in fondo. A nessuno capiti di arrivare alla fine del prossimo anno con il rimpianto di aver perso tempo nei giorni che il buon Dio gli ha messo a disposizione.

Auguri di Buon anno a tutti!

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