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Un dono inaspettato. Riprendere il cammino

Un giorno mentre facevo il mio solito giro tra i reparti dell’ospedale, giunto in Ginecologia, mi sono fermato in una stanza con tante giovani mamme. In uno dei letti, però, era occupato da una bella signora non giovanissima: teneva in braccio una bambina meravigliosa, nata da pochi giorni, con la manina si era aggrappata al dito della mamma e non lo voleva mollare. Il dito al quale si era aggrappata per Gioia, così si chiama la bambina, era la sua prima conquista, l’approdo tra le mani di chi l’avrebbe amata per tutta la vita: le mani della sua mamma.

“E’ questa bimba?”, ho chiesto alla donna. E’ mia figlia. <<E’ nata da tre giorni ed è tutta la mia gioia, per questo l’ho chiamata così>>. <<Veda padre – ha continuato la signora – ho già tre figli e sono già grandi, io e mio marito pensavamo di non avere più figli perché crescerli, è faticoso, e siccome gli anni passano, non ce la sentivamo più di affrontare lo stress di un altro figlio. E dopo dodici anni è arrivata questa meraviglia. Quando ho scoperto di essere incinta, mi è crollato il mondo addosso, pensavo di non farcela, di non avere più le forze e la pazienza di ricominciare con le pappine, i pannolini e le nottate passati in bianco. Confesso che nei primi giorni ho pianto per la disperazione, non sapevo come fare. Poi, poco alla volta, il Signore mi ha dato la forza di accettare la gravidanza. Nei mesi successivi ho trovato la serenità nel cuore e tanta pace. Ora che la tengo tra le braccia non smetto di ringraziare Dio per avermela donato e non riesco a staccare lo sguardo la lei. E’ grande Dio! Proprio quando pensavo che la strada si facesse in salita, quando credevo di non farcela, Lui mi è venuto in aiuto dandomi la forza e tanta speranza per andare avanti e davanti a me si è aperta una strada spianata>>.

Sono rimasto tutto il tempo in silenzio, ho ascoltato attentamente le parole di quella mamma non giovanissima ma con il cuore rinnovato dall’amore di una figlia donata. Non trovavo parole da dire, ero incantato dall’amore di quella madre per sua figlia. Poi ho fatto un segno di croce sulla fronte della bimba e ho detto alla mamma: “Quando il Signore chiama a ricominciare il cammino della nostra vita, Lui è sempre un passo avanti a noi, non accanto ma un passo avanti, perché ci va preparando la strada”. “E quando Lui ci chiede di riprendere il cammino, sa che siamo capaci di portarlo avanti”.

Capita a tutti di sentirsi stanchi, affaticati, ormai arrivati a un traguardo oltre il quale, pensiamo noi, non si possa più andare. Viviamo tutti momenti in cui ci sentiamo interiormente prostrati, tentati di dire a noi stessi e al mondo: “Abbiamo dato tanto, ora è tempo di pensare a noi stessi, a goderci la vita”. Personalmente credo sia questa la tentazione più grande di tutta la vita, l’unica che mi preoccupa seriamente e che mi fa vivere con trepidazione: la chiusura in me stesso, l’apatia al mondo che mi circonda, in una parola la disaffezione alla vita stessa. Vita che mi è stata donata perché la viva in pienezza, ogni attimo, ogni giorno; vita piena che non lascia spazio alla tristezza, alla chiusura, all’egoismo. Chiamato alla vita perché anch’io sia dono per gli altri.

Ho visto troppi giovani, adulti, anziani ma anche di tante famiglie che – presi dalla stanchezza, dalla noia e da interessi che non sempre convergono nella famiglia stessa, ma piuttosto allontanano gli uni dagli altri – hanno mandato in fumo la propria esistenza. “Vigilate, ci ricorda la Prima lettera di Pietro Capitolo quinto, perché il diavolo va in cerca di chi divorare”. Vigilanza e preghiera perché “Dio, come suggerisce il profeta Isaia, non getta via la canna incrinata e non spegne il lucignolo fumigante ma rinnova, rinfranca, da vita nuova”. E continua Ezechiele: <<Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi>> (Ezechiele 36,26-27). Fa così Dio, trasforma ogni cosa, da vita a tutto anche alle nostre parole vecchie e stanche Lui imprime energia nuova, suoni celestiali così da poter toccare il cuore. Ci accompagna lungo le strade già percorse, lungo le quali ci siamo fermati stanchi e delusi, per farci scoprire che esse portano verso traguardi inattesi e vita nuova.

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