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Dia di Agrigento: “Cosa Nostra e Stidda continuano a condizionare negativamente lo sviluppo”

“Cosa Nostra, e in alcune aree, la Stidda, continuano a condizionare negativamente lo sviluppo, del territorio della provincia di Agrigento, depauperandone il tessuto sociale e produttivo. La criminalità organizzata trova terreno fertile per reclutare manodopera tra i numerosi disoccupati e inoccupati e per riscuotere anche un certo consenso nelle fasce più emarginate e bisognose della popolazione”. Emerge dalla relazione della Dia di Agrigento, guidata dal vice questore Roberto Cilona (nella foto), per il primo semestre del 2020.

Il contesto criminale è caratterizzato dalla presenza diffusa di Cosa Nostra, che vanta un’organizzazione capillare e pienamente operativa e che conserva la tradizionale ripartizione in 7 mandamenti (Agrigento, Burgio, del Belice, Santa Elisabetta, Cianciana, Canicattì e Palma di Montechiaro), al cui interno operano 42 famiglie. La Stidda continua a registrare un ruolo di rilievo in alcune porzioni della provincia (Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Naro, Favara, Canicattì, Campobello di Licata, Camastra Bivona e Racalmuto).

Alcune difficoltà all’interno dei clan si riscontrano, sulla scelta per la reggenza di mandamenti, e di famiglie. In altri casi è da sottolineare la rilevanza delle scarcerazioni di importanti uomini d’onore che, facendo ritorno al territorio d’origine, intendono o hanno riconquistato l’antico potere anche in forza di personali contatti con altre consorterie, in tal modo potendo aumentare il prestigio e la forza. Nel periodo in esame tornati in libertà due soggetti ritenuti al vertice delle famiglie di Casteltermini e Castrofilippo (rispettivamente appartenenti ai mandamenti di Santa Elisabetta e di Canicattì), e di un affiliato alla famiglia di Menfi (mandamento del Belice).

“È significativa la capacità di Cosa Nostra agrigentina – scrivono dalla Dia -, di condizionare l’attività politico-amministrativa degli Enti pubblici territoriali per l’accaparramento degli appalti pubblici (storicamente attenzionati i settori relativi alla gestione delle risorse idriche, e del ciclo dei rifiuti, nonché quello delle energie rinnovabili), attraverso l’infiltrazione, il condizionamento o la corruzione della Pubblica Amministrazione. Recenti attività investigative hanno anche documentato come l’ingerenza della mafia agrigentina nel tessuto politico-imprenditoriale si avvalga anche delle reti relazionali di soggetti appartenenti a logge massoniche”.

Tradizionalmente, le consorterie agrigentine soprattutto quelle occidentali, si sono proiettate verso i Paesi del Nord America, ed in taluni casi dell’America Latina (specie Venezuela e Brasile), mentre quelle del versante orientale verso i Paesi del Nord Europa, con particolare riguardo a Germania e Belgio. Nel primo semestre del 2020, si ravvisa, quindi, una sorta di “emigrazione criminale”, che consegue alla volontà di ampliare la rete relazionale e l’area di influenza, di soggetti agrigentini, verso il Nord Europa, con particolare riguardo a Germania e Belgio, dove è significativa la presenza di emigrati originari di Agrigento, Favara, Palma di Montechiaro e Porto Empedocle, e di altri numerosi appartenenti a consorterie mafiose di Agrigento e provincia che, a seguito della scarcerazione, hanno eletto il proprio domicilio in città del Centro, e del Nord Italia. “Una scelta – scrive la Dia – che, verosimilmente, sottende alla ravvisata opportunità di ampliare o di trasferire i propri interessi illeciti in altre regioni, dove il fenomeno mafioso risulta spesso, non immediatamente riconoscibile”.

Relativamente alle proiezioni sul Belgio, negli ultimi anni si sono registrati una serie di gravi fatti di sangue accaduti a Favara e in terra belga, con omicidi e tentati omicidi, che hanno evidenziato l’esistenza di una faida, originata da dissidi riconducibili al narcotraffico, sull’asse Belgio-Agrigento. Quest’ultima ipotesi ha trovato recente conferma anche nell’operazione “Mosaico”, del settembre del 2020 con la quale è stata ricostruita l’evoluzione di una consorteria criminale attiva nel traffico di stupefacenti, inizialmente coesa ma che, per contrasti sulla gestione di tale illecito, ha subito scissioni e una contrapposizione interna violenta.

Cosa Nostra è risaputo negli ultimi anni ha messo anche le “mani” sul controllo del gioco d’azzardo. Nel contesto criminale agrigentino, infine, continuano ad operare gruppi stranieri, in particolare maghrebini, egiziani e romeni. Sono tollerati dalle compagini mafiose in quanto dediti solo a rapine e furti in abitazione, sfruttamento della prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

“In conclusione – sottolinea la Dia -, si ritiene che proseguirà lo stato di equilibrio pacifico tra Cosa Nostra e la Stidda nei territori d’elezione della stessa. Nel breve periodo, stante il perdurare della pandemia ed il prevedibile acuirsi della crisi di liquidità che interessa le realtà imprenditoriali agrigentine, già tendenzialmente economicamente deboli, è verosimile un tentativo di un’ulteriore infiltrazione del tessuto economico-produttivo, da parte di entrambe le organizzazioni, se non altro per intercettare i finanziamenti pubblici che saranno erogati per fare fronte all’emergenza sanitaria in atto”.

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