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Raffadali, omicidio Mangione: ricorso rigettato D’Antona resta in carcere

Angelo D’Antona, il trentacinquenne di Raffadali, arrestato in Germania, ritenuto uno dei due presunti killer del 69enne raffadalese Pasquale Mangione, ammazzato il 2 dicembre del 2011, in contrada “Modaccamo”, resta in carcere. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del Riesame di Palermo, che hanno rigettato il ricorso del legale difensore dell’indagato, l’avvocato Teresa Alba Raguccia, e confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere del Gip del Tribunale di Agrigento, Luisa Turco.

D’Antona era stato estradato in Italia, con un aereo giunto a Napoli. Dopo la cattura avvenuta in terra tedesca, dove risiedeva, è stato consegnato alla frontiera al personale della squadra Mobile della Questura di Agrigento. Subito dopo per il raffadalese si sono spalancate le porte del carcere di “Secondigliano”, a Napoli, dove si trova tutt’ora detenuto, con la pesante accusa di omicidio.

Nelle settimane scorse era stata confermata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’altro presunto killer, Roberto Lampasona, 43 anni, di Santa Elisabetta (difeso dall’avvocato Antonino Gaziano). A ricostruire l’omicidio, facendo il nome di D’Antona, e di Lampasona, è stato Antonino Mangione, anche lui finito in carcere.
Le sue dichiarazioni avrebbero trovato riscontro durante le indagini, dirette dal vicequestore Giovanni Minardi, e dalla sua vice Geneviève Di Natale, e coordinate dal sostituto procuratore della Dda di Palermo Claudio Camilleri.

Secondo la ricostruzione, il movente del delitto sarebbe da individuare nel comportamento della vittima, che esponeva se’ stesso e la sua famiglia al pubblico ludibrio. Avrebbe disturbato e molestato diverse donne, tra cui anche la nuora, moglie di uno dei figli.

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