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Licata, giro di usura ed estorsione: padre e figlio rinviati a giudizio

Il Gup del Tribunale di Palermo Ermelinda Marfia, al termine dell’udienza preliminare, che si è tenuta presso l’aula bunker della Casa circondariale “Pagliarelli” di Palermo ha rinviato a giudizio due imputati Antonino e Paolo Greco, rispettivamente padre e figlio, di 50 e 23 anni, di Licata, (attualmente detenuti nelle case circondariali di “Secondigliano” a Napoli, e al “Pagliarelli” di Palermo), accusati di usura ed estorsione, e il solo Antonino anche di rapina. Reati con l’aggravante dell’utilizzo dei metodi mafiosi (416 bis).
A chiedere il rinvio a giudizio la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, a firma dei pubblici ministeri Pierangelo Padova e Claudio Camilleri.

Il Gup ha ammesso anche le costituzioni di parte civile della “Fai Antiracket Sicilia” e coordinamento regionale delle associazioni Fai Antiracket ed Antiusura della Sicilia, di cui è presidente Renzo Caponetti, e di una vittima di usura, rappresentati dall’avvocato Valentina lo Porto del foro di Gela. L’udienza si è svolta nel rispetto delle prescrizioni e con le cautele anti-Covid19, con la presenza delle parti e dei difensori, dotati di mascherine. Paolo e Antonino Greco sono difesi dagli avvocati Angela Porcello e Francesco Lumia. L’approfondimento dibattimentale si terrà dinnanzi al Tribunale – Sezione Collegiale – di Agrigento, a partire dal 22 settembre del 2020.

Dopo la denuncia di quattro vittime, e le successive indagini dei poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, e dei loro colleghi del Commissariato di Licata, con il coordinamento della Dda di Palermo, nel maggio dell’anno scorso, i due Greco finirono in manette. Avrebbero applicato tassi minimi del 50 per cento mensile, che in un caso sarebbe “lievitato” fino al 300 per cento annuo.

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