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Mafia, resta in carcere fedelissimo di Leo Sutera

“Preciso che nell’interesse di Giuseppe Tabone proporrò nei termini previsti appello ex art. 311 cpp al Tribunale della Libertà, stante l’insussistenza delle esigenze cautelari, ma soprattutto la sproporzione tra la pena irrogata di anni tre e e quella scontata in fase cautelare di anni 1”.

Così l’avvocato Angela Porcello, dopo il rigetto da parte del Gip del Tribunale di Palermo, della richiesta di scarcerazione anticipata per motivi di salute, o in subordine di scontare la restante pena, in regime di detenzione domiciliare, in un altro comune fuori di Sambuca di Sicilia, e con l’applicazione del braccialetto elettronico, per il suo assistito, Giuseppe Tabone, il 53enne imprenditore di Sambuca di Sicilia, condannato a 3 anni di reclusione, con l’accusa di favoreggiamento alla mafia, perché riconosciuto essere uno dei fiancheggiatori di Leo Sutera, “U prufissuri” , il 68enne, uomo d’onore di Sambuca di Sicilia, presunto capo provincia di Cosa Nostra agrigentina, arrestato a fine ottobre del 2018.

Tabone ha già scontato un anno di carcere, dei tre complessivi da scontare. Nello stesso procedimento diciotto anni di carcere sono stati inflitti per Leo Sutera, e tre anni per gli altri fiancheggiatori, per favoreggiamento aggravato dall’articolo 7.

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