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Favara, la gara d’appalto non fu truccata: cancellate sei condanne

Nessun accordo per truccare la gara di appalto, almeno, non furono gli imputati di questo stralcio ad avere un ruolo nella turbativa d’asta. E nessuna fattura falsificata, e non risultano “aggiustati” gli atti per una perizia di variante. Questa la sentenza emessa dai giudici della Corte di Appello di Palermo, che hanno cancellato le sei condanne, decise in primo grado dal Gup del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano.

Il processo è scaturito dall’operazione “Kainè Trapeza” su un presunto appalto milionario truccato al Comune di Favara. I giudici d’appello hanno trattato gli imputati dello stralcio abbreviato, i favaresi Michelangelo Palumbo, 50 anni, Antonella Nobile, 41 anni, Gaetano Lo Porto, 53 anni, Assunta Caruana, 53 anni, Antonio Iacolino, 61 anni, e il figlio Calogero, 30 anni. Sono stati tutti assolti.

Le accuse contestate erano di turbativa d’asta, falso, truffa, corruzione, rivelazione di segreti di ufficio, favoreggiamento, omessa denuncia e frode in pubbliche forniture. Da ricordare che il Gup Provenzano, il 17 luglio del 2014, al termine del processo in abbreviato, ha inflitto 1 anno e 6 mesi di reclusione a Palumbo, 6 mesi a Nobile, 1 anno e 6 mesi ciascuno ai due Iacolino, 6 mesi ciascuno a Lo Porto e Caruana. Condanne tutte cancellate.

Per altri quattordici imputati fu disposto il rinvio a giudizio, e il dibattimento non si è ancora concluso. Al centro dell’inchiesta c’è la presunta turbativa della gara per lavori di riqualificazione degli orti urbani.

 

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