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Agrigento, l’accusa chiede 5 anni di reclusione per avvocatessa

Il pubblico ministero Alessandra Russo, al termine della sua requisitoria, ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione per l’avvocatessa Francesca Picone, e 1 anno e 8 mesi per la sorella Concetta Picone, accusate di estorsione e tentata estorsione. “Hanno estorto o tentato di estorcere denaro alla madre di tre figli disabili e a un nucleo familiare di un vedente”. Tutti minacciati se non avessero pagato una somma ulteriore rispetto all’onorario dell’avvocatessa Picone.

Il processo, con il rito abbreviato, è in corso di svolgimento dinnanzi al giudice del Tribunale di Agrigento, Alfonso Malato.  Si torna in aula il 13 luglio per la discussione degli avvocati Salvatore Pennica, Arnaldo Faro e Gisella Spataro. L’udienza di ieri, è stata movimentata. Aperta con un piccolo imprevisto.

Uno dei difensori, l’avvocato Angelo Farruggia (le due sorelle sono difese anche dall’avvocato Annalisa Russello), ha eccepito la carenza di stare in giudizio dell’avvocato Spataro, nominata dalla Procura di Agrigento per rappresentare la posizione di Pasquale Schembri, il non vedente di Realmonte.

Respinta allo stato l’eccezione, e’ continuata con la richiesta dell’avvocato Giuseppe Arnone, che cura gli interessi della parte civile Cinzia Giuseppina Barbiere di depositare una citazione di danni, nei confronti dei pubblici ministeri Ignazio Fonzo, Carlo Cinque, e Alessandro Macaluso (tutti nel tempo trasferiti in altra sede giudiziaria), e lo Stato Italiano, responsabili, a suo dire, di non avere contestato l’associazione a delinquere finalizzata al falso.

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