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Blitz anticaporalato tra Naro e Camastra, trovati 36 lavoratori in nero. Arrestate tre persone

Quello scoperto dai poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento, unitamente ai loro colleghi del Commissariato di Canicattì, è un “mondo” di illegalità senza un briciolo di prevenzione, sicurezza, e di totale sfruttamento della manodopera.

In un’azienda agricola di Naro, gli agenti hanno trovato 36 lavoratori in nero. Nei guai è finito un imprenditore agricolo, G.B., di 44 anni, di Naro, titolare di un’azienda agricola, che produce e commercializza uva.  L’uomo è finito in manette, e con lui i due presunti “caporali”, due rumeni quarantenni, residenti a Canicattì. Tutti sono accusati del nuovo reato di “Capolarato” (articolo 603 bis del c.p,).

L’operazione è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Agrigento. Il sostituto procuratore, Gloria Andreoli, titolare del fascicolo, ha disposto per i tre indagati gli arresti domiciliari. Ora si aspetta l’udienza di convalida degli arresti. Il narese è difeso dagli avvocati Giuseppe Vinciguerra e Ignazio Terranova, invece, i due rumeni sono difesi dall’avvocato Angela Porcello.

Gli agenti, guidati dal dirigente Giovanni Minardi, e con la supervisione del questore Maurizio Auriemma, hanno effettuato un’ispezione nell’azienda agricola appartenente al 44enne, nelle campagne tra Naro e Camastra.  Scoperti 36 braccianti agricoli in nero su 36, due dei quali minorenni, sorpresi a lavorare in mezzo alla vigna (la gran parte sono braccianti dell’Est Europeo). Molti dei quali, pare, impegnati nella pratica di sgrappolare l’uva. Gli agenti, da li a poco, hanno individuato i due presunti “caporali”, finiti in manette, così come l’imprenditore agricolo.

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