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Furti e omicidi, si indaga per possibile collegamento

«L’attività che ci ha permesso di individuare la banda è iniziata per altri motivi. Le indagini continuano e potrebbero portare ad altri risultati». Nelle parole del capo della Squadra Mobile della Questura di Agrigento, Giovanni Minardi, la certezza di possibili e imminenti sviluppi investigativi su altre vicende criminali. «Emergono  altre cose e il riserbo è massimo».
Il presunto capo della banda, sarebbe Ignazio Rallo, per un lungo periodo parcheggiatore di piazza Marconi, ad Agrigento, fratello di Enrico Rallo, il 39enne palmese, ferito a pistolettate la sera del 9 novembre  del 2015, e morto dopo tre settimane di agonia all’ospedale “Ismett” di Palermo.
La vittima la sera dell’agguato, tentò in tutti i modi, di sottrarsi alla scarica di piombo, verosimilmente partita da un killer solitario. Alla base dell’omicidio verosimilmente un regolamento di conti per piccoli furti. In poco più di due anni di indagini non vi è alcun indagato. Si segue la pista dei furti.
La stessa seguita per il delitto di Salvatore Azzarello, ammazzato con  da due colpi di lupara e nove di pistola, la mattina del 22 agosto dell’anno scorso, in contrada “Burrainiti”, non molto lontano dal quartiere commerciale di Villaggio Mosè e la diga di Naro. Non è escluso un collegamento tre questi fatti di sangue.
Al momento l’unica certezza è l’arresto di tre soggetti tutti di Palma di Montechiaro, accusati di decine e decine di furti. Si tratta di Ignazio Rallo, 37 anni, Francesco Orlando, 26 anni, e Franco  Lo Manto, 45 anni, e l’iscrizione sul registro degli indagati di un altro palmese Roberto Onolfo, e di un palermitano Nunzio Compagnone.
Le accuse sono associazione a delinquere, finalizzata a furti di cavi in rame e in abitazione, ricettazione e rapina. L’ordinanza di custodi cautelare è stata emessa dal gip Alessandra Vella, dietro richiesta del pm Simona Faga.
L’operazione della Squadra Mobile di Agrigento, ha consentito di recuperare parte della refurtiva, in particolare: due fuoristrada, orologi, quadri antichi, una croce in legno, una carabina, un cannocchiale, e tanti altri oggetti. E poi ancora ritrovati una casacca di “Enel”, guanti, passamontagna, un lampeggiante e parti di pistola. Trovati e sequestrati  quasi 36 mila euro in contanti.

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