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Caccia, il Tar Sicilia rigetta il ricorso delle associazioni ambientaliste contro la pre -apertura della stagione venatoria.

A nulla è valso il ricorso delle Associazioni ambientaliste contro la pre-apertura della caccia e il calendario venatorio 2017/2018 in quanto respinto dalla seconda sezione del  TAR di Palermo (sentenza del 15 settembre ma pubblicata solo oggi) , prima in ambito monocratico ed oggi in sede collegiale, con una sentenza di fatto ‘fotocopia’ della prima sentenza! Giustizia è fatta! Adesso  può continuare indisturbato l’ennesimo sterminio legalizzato e a fucilate contro animali selvatici indifesi ed inermi che non potrà che pesare sulle coscienze di chi ha voluto e permesso l’apertura della caccia dopo un’estate di fuoco che ha incenerito oltre 35.000 ettari di boschi e fatto strage di un numero indefinito di animali selvatici. Ma per il  TAR di Palermo e per il  Governo regionale la  Sicilia, si chiede Alfio Lisi portavoce di  Free Green Sicilia,  è da considerare anche sull’attività venatoria una sorta di  “zona franca dalle leggi dello Stato ed europee” oltre che dalla vasta sensibilità dei suoi cittadini? Perché non hanno tenuto in considerazione il principio fondamentale delle legge nazionale sulla caccia la 157/1992,  ovvero l’articolo 1 che così recita “ La fauna selvatica costituisce patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interessedella comunità nazionale ed internazionale” ovvero dei suoi cittadini e non delle lobby dei cacciatori e dei politici regionali interessati. Né tanto hanno tenuto in considerazione la sentenza della Corte Costituzionale riguardo la Legge n. 157/1992 che così recita: “In quanto rivolta ad assicurare la sopravvivenza e la riproduzione delle specie cacciabili, la norma statale si inquadra, dunque, nell’ambito materiale della tutela dell’ambiente e dell’ecosistema: tutela riservata alla potestà legislativa esclusiva statale dall’art.117, secondo comma, lettera s), Costituzione. Detta disposizione – concorrendo alla definizione del nucleo minimo di salvaguardia della fauna selvatica – stabilisce, in particolare, una soglia uniforme di protezione da osservare su tutto il territorio nazionale (…) ponendo, con ciò, unaregola che – per consolidata giurisprudenza costituzionale – può essere modificata dalle Regioni,nell’esercizio della loro potestà legislativa residuale in materia di caccia, esclusivamente nella direzione dell’innalzamento del livello di tutela (…)” (Corte Cost. Sentenza n. 116/2012). Per non parlare della Legge quadro sugli incendi boschivi (Legge n. 353/2000), che era il punto focale del ricorso delle associazione contro il calendario venatorio regionale 2017/2018 che il TAR di Palermo ha bocciato ed il Governo regionale non ha preso in considerazione volendo dimenticare che esso stesso è stato artefice del disastro ambientale della Sicilia, legge che vietanelle zone boscate e i pascoli percorsi dal fuoco l’attività venatoria per dieci anni (art. 10“Divieti, prescrizioni e sanzioni”). Così come non si  è voluto tenere  conto del parere,obbligatorio per legge,  dell’ Ispra che ha chiesto di “…diminuire l’elenco delle specie cacciabili e di aprire la caccia solo a ottobre. Invece sono state inserite ben 13 specie di uccelli – Canapiglia, Codone, Mestolone, Moriglione, Moretta, Starna, Quaglia, Pavoncella, Beccaccia, Beccaccino, Tortora, Allodola e Tordo sassello – anche in quanto vari studi scientifici internazionali indicano come minacciate, rare o in declino preoccupante e dunque necessitanti di tutela anziché di essere cacciati”. Free Green Sicilia- afferma il portavoce Alfio Lisi –  fa un accorato appello alle coscenze e alla consapevolezza di tutti i cittadini siciliani sani e liberi da compromessi elettoralistici di non votare nelle prossime regionali di novembre chi ha portato la Sicilia, ad iniziare dal Governo uscente,  nelle condizioni disperate in cui si trova adesso su tutti i fronti e che per una meschina manciata di voti ha cinicamente sacrificato la fauna selvatica della Sicilia così come in parte è responsabile  dalla devastazione dovuta agli incendi indotti e per l’incapacità dello  stesso Governo  di far fronte a tali più che prevedibile e annunciati disastri che peraltro costeranno ai cittadini siciliani decine di milioni di euro che invece dovrebbe pagare il Presidente della Regione  e gli Assessori responsabili (Agricoltura e Ambiente in primis)

 

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