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Operazione “Vultur”. Regolarizzazione di una discoteca a Canicattì e condizionamento elezioni a Camastra

arrestati canicattì camastraOltre alla vicenda del pizzo sui funerali, dai capi di imputazione formulati a carico di Rosario e Vincenzo Meli emerge  il tentativo di condizionamento della consultazione elettorale amministrativa del 2013 a Camastra con i pubblici ministeri che contestano ai Meli il ricorso all’intimidazione affinché un candidato sindaco recedesse dalla sua intenzione di candidarsi a tutto vantaggio del candidato rivale.

Come si legge: “Rosario Meli, quale capo della famiglia mafiosa operante sul territorio di Camastra, per avere, tra l’altro, posto in essere richieste estorsive nei confronti di imprenditori locali (in particolare, fra l’altro per aver estorto denaro alle imprese operanti nel settore delle onoranze funebre, anche allo scopo di otte-ere il monopolio della citata attività di impresa sul territorio); per aver intrattenuto direttamente ed indirettamente rapporti con la famiglia mafiosa di Canicattì e con il suo esponente di maggior rilievo Calogero Di Caro, al fine di “regolarizzare” la gestione (occulta) di una attività di impresa sul territorio di Canicattì; per aver posto in essere un’attività di controllo del territorio di Camastra compatibile solo con il ruolo ricoperto all’interno della famiglia mafiosa; per avere partecipato attivamente, direttamente e tramite terze persone, alla campagna elettorale del comune di Camastra relativa alla elezioni amministrative del giugno 2013, fornendo supporto al candidato sindaco Angelo Cascià anche attraverso condotte intimidatorie nei confronti di esponenti politici di altri schieramenti politici”.

Nello specifico Giuseppe Meli ha esercitato attività intimidatoria nei confronti di Carlo Ninfosi e Salvatore Todaro al fine di evitare che gli stessi si candidassero alle elezione del consiglio comunale di Camastra e che, comunque, risultata tale richiesta impossibile da soddisfare essendo già state le candidature definite e presentate, che gli stessi non si adoperassero alla ricerca di voti per sé stessi e per il candidato a sindaco Gaetano Provenzani.

Ancora, confermative del ruolo di Vincenzo Meli è quanto emerge in ordine alla vicenda della candidatura di Carlo Ninfosi e Salvatore Todaro al Consiglio comunale di Camastra in occasione delle elezioni amministrative del 2013.

Secondo quanto chiaramente emerge sia dalle risultanze dell’attività di intercettazione sia dalle dichiarazioni di alcune persone informate sui fatti e, in particolare, di Gaetano Provenzani, Carlo Ninfosi e Salvatore Todaro, il Ninfosi e il Todaro sono stati pesantemente intimiditi da Giuseppe Meli affinché essi non si candidassero o, comunque, non si adoperassero nella ricerca di voti per se stessi e per il candidato sindaco Gaetano Provenzani.

Per la cronaca la consultazione eletterale del 2013 vide la vittoria di Angelo Cascià (Camastra avanti) con il 61,1% contro il 38,9% di Gaetano Provenzani (Per Camastra forte e libera).

A Canicattì invece è finito in manette Calogero Di Caro, personaggio storico della mafia agrigentina in passato già condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso. Il caso contestato dagli inquirenti riguarda la “regolarizzazione” di una discoteca di Canicattì. “Di Caro – si legge nel capo di imputazione – quale capo della famiglia di Canicattì ha intrattenuto direttamente ed indirettamente rapporti con la famiglia mafiosa di Camastra e con il suo esponente di maggior rilievo Rosario Meli, al fine di ‘regolarizzare’ la gestione (occulta) da parte di quest’ultimo di un’attività di impresa (consistente nella gestione di una discoteca) sul territorio di Canicattì, obbligandolo a cedere la citata attività”.

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