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Agrigento. Un campobellese e un favarese coinvolti nell’operazione “Criminal Minds”. Evasi 68 milioni di euro

di natale renatoStamattina in Procura si è svolta una conferenza stampa in cui sono stati resi noti tutti i dettagli dell’inchiesta “Cruiminal Minds” che ha sgominato un’organizzazione che, grazie ad un commercio fittizio di alcolici, ha evaso accise per 55 milioni di euro e iva per 13 milioni. Erano presenti il procuratore Renato Di Natale, l’aggiunto Ignazio Fonzo, il sostituto Andrea Maggioni, il direttore regionale dell’Agenzia delle dogane Giuseppe Napoleoni, il  comandante della Compagnia della Guardia di finanza di Agrigento Stilian Cortese.

Sono accusate 40 persone, 16 delle quali sono state raggiunte da altrettanti ordine di fermo. I provvedimenti giudiziari sono complessivamente 18 ma due dei destinatari si trovano all’estero e quindi gli avvisi non gli sono stati ancora notificati. Le ipotesi di reato contestate agli indagati sono frode fiscale e falso.

L’indagine è partita da Favara quando è stato affittato un magazzino da parte di un cittadino belga che aveva chiesto l’autorizzazione per depositarvi alcolici. Dalle indagini, secondo l’accusa, è però emerso che in quel magazzino alcolici non ne sono mai arrivati né ne sono mai partiti. E, secondo i magistrati, sulla carta nel deposito arrivava una quantità di alcolici non compatibile con le dimensioni dello stesso.

Dei 18 ordini di fermo due riguardano agrigentini. Si tratta di Antonio Crapanzano, architetto di Favara, proprietario del deposito per il quale il cittadino belga aveva chiesto la licenza per mettere gli alcolici, e Thomas Magrì, informatico di Campobello di Licata. Entrambi, così come le altre 14 persone raggiunte dai provvedimenti, sono stati già interrogati ieri e nelle prossime ore per loro avrà luogo l’udienza di convalida davanti al gip.

Le altre città italiane interessate dall’inchiesta sono Tortona, Genova, Portalbera, Torino, Cesena, Magnago, San Pietro Mosezzo, Voghera, Sequals, Sarzana. I guadagni illeciti, secondo i magistrati, oltre che dall’imponente evasione fiscale, derivavano dal fatto che gli alcolici che viaggiavano solo fittiziamente, provenienti soprattutto da Gran Bretagna e Francia, venivano poi venduti in nero.

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