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La Dia confisca beni al boss riberese Giuseppe Capizzi

capizziLa Direzione Investigativa Antimafia di Agrigento ha confiscato alcuni beni riconducibili a Giuseppe Capizzi, 46enne boss di Ribera. Il provvedimento è stato emesso dalla Seconda Sezione Penale del Tribunale di Agrigento e riguarda un’impresa individuale con sede a Ribera, avente per oggetto l’attività di colture miste viticole, olivicole e frutticole, due terreni siti in provincia di Agrigento e un conto corrente. Il tutto intestato a un familiare di Capizzi.

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Come si legge nella nota della Dia, “Giuseppe Capizzi appartiene ad un contesto familiare del quale fanno parte soggetti che già dalla metà degli anni ’80 hanno rivestito un ruolo di rilievo all’interno di Cosa Nostra agrigentina, tant’é che lo zio Simone Capizzi, dopo l’omicidio di Carmelo Colletti, divenne il reggente provinciale della famiglia mafiosa. Lo stesso Simone Capizzi ed i suoi figli Mario, Giuseppe e Carmelo sono tutti detenuti per associazione di tipo mafioso e, in particolare, Mario Capizzi sta scontando una sentenza definitiva all’ergastolo anche per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia di Altofonte, nel Palemitano, sequestrato nel novembre del 1993 e fatto uccidere il 10 gennaio 1996 da Giovanni Brusca. Giuseppe Capizzi, destinatario del provvedimento di confisca, è nipote del predetto Simone, in quanto figlio del fratello Paolo, già condannato per associazione di tipo mafioso. Sul conto dello stesso ha reso dichiarazioni anche il collaboratore di giustizia Giuseppe Sardino, il quale ha dichiarato di averlo conosciuto nel periodo in cui era latitante Giuseppe Falsone, in quanto Capizzi si adoperò per un suo trasferimento  in zona di Ribera. Giuseppe Capizzi è stato colpito unitamente ad altre 24 persone da un provvedimento di fermo emesso il 3 luglio del 2008 dalla Dda di Palermo nell’ambito dell’indagine denominata “Scacco Matto” per associazione di tipo mafioso. Successivamente, è stato raggiunto da un provvedimento cautelare emesso il 14 luglio 2008 dal gip del Tribunale di Palermo ed è stato condannato alla pena di otto anni e otto mesi di reclusione per associazione di tipo mafioso. Pena confermata anche dalla Corte di Cassazione. Con il provvedimento di confisca, il Tribunale di Agrigento – conclude la nota – ha, altresì, applicato nei confronti di Capizzi (scarcerato nel mese di luglio scorso) la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, per la durata di 4 anni”.

 

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