Il capo della Nato guarda la Meloni. E l’obiettivo del 2%? – EURACTIV.pl

Il primo ministro italiano Giorgia Meloni ha incontrato a Roma il capo della NATO Jens Stoltenberg. L’Italia è ancora ben al di sotto della soglia del 2%, anche se la Norvegia, con tatto, non ne ha parlato pubblicamente. PIL delle spese per la difesa.

Incontro Giorgio Meloni z Jens Stoltenberg Ci è voluta circa un’ora nel suo ufficio nel Palazzo Sigi a Roma. Dopo non ci fu alcuna conferenza stampa.

Sigi Palace ha rilasciato solo una dichiarazione in cui afferma che i colloqui si sono concentrati su “questioni attuali dell’agenda transatlantica, nel contesto dei preparativi per il vertice NATO di luglio a Washington”.

L’Italia “ha ribadito la propria aspettativa che a Washington vengano prese le decisioni sulle sfide che la regione meridionale deve affrontare (versione della coalizione)”, si legge nella nota.

In un’intervista rilasciata ieri all’ANSA, Stoltenberg ha elogiato l’Italia come un alleato leale e importante, ha elogiato il suo contributo al lavoro dell’alleanza e ha definito “positivo” l’incontro con la Meloni.

La complessa questione della spesa per la difesa

Nel comunicato della Presidenza del Consiglio non si fa menzione delle pressioni della NATO sull’Italia affinché aumenti gli investimenti nel settore della difesa, che secondo molti analisti sarà un importante argomento di discussione durante l’incontro.

I paesi della NATO hanno concordato nel 2014 di aumentare la spesa per la difesa almeno al 2% del PIL entro un decennio, ma entro il 2022 il governo Maria Dragico La scadenza è stata posticipata al 2028.

A febbraio ministro della Difesa Guido Croceto Informazione“La NATO chiede di rinviare (ritardare la scadenza – ndr) al 2024.”

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Polonia, Stati Uniti e Grecia spenderanno più del 3% della spesa per la difesa della NATO nel 2023. PIL

In fondo alla classifica c’è l’Italia con l’1,46%, seguita da Canada, Slovenia, Turchia, Spagna, Belgio e Lussemburgo.

Secondo i dati inseriti nel Piano pluriennale di difesa, l’Italia spenderà l’1,43% nel 2024. Pil e all’1,45% nel 2025

Non è solo questione di quanto spendi

– L’Italia non arriva al limite del 2%, ma si distingue per il contributo operativo (alle operazioni NATO – versione), piazzandosi al secondo o terzo posto in questa categoria – spiega il direttore della Fondazione NATO Defense College. Alessandro Poli In un’intervista per EURACTIV.it.

– Con spese così piccole, in realtà fanno molto ed è sufficiente nelle attività di stabilizzazione e gestione delle crisi. Tuttavia, ha aggiunto, ciò non funzionerebbe durante i combattimenti ad alta intensità.

L’Italia spende pochissimo per la difesa, ma secondo Polity la questione oggi non è “quanto si spende, ma quanto”.

– Se consideriamo i famosi 100 miliardi di euro annunciati dalla Germania, se non modificheranno profondamente i loro programmi sugli armamenti, continueranno ad investire in programmi adeguati in un periodo completamente diverso in cui erano coinvolti negli interventi di pace – sottolinea il ricercatore.

Secondo lui oggi è necessario introdurre nuove norme logistiche.

Una spesa efficace è importante perché “più del 60% della spesa per la difesa italiana va effettivamente agli stipendi dei cittadini”, ha sottolineato.

La spesa per la difesa in Europa e America

L’Italia e gli altri membri della NATO dovrebbero spendere soldi principalmente in unità da combattimento pesanti e munizioni, ritiene Politi.

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“Ci sono pochissime ricerche su quanto effettivamente spendono gli Stati Uniti per la difesa europea come parte dei loro impegni globali”, aggiunge.

– Ciò che spendiamo in Europa per la difesa è vantaggioso per l’intera NATO, perché la NATO in Europa non ha un esercito e non dispone di truppe separate per interessi nazionali – sottolinea.

Secondo i dati Istituto Internazionale di Studi Strategici (IISS), Istituto per la ricerca sulla politica esteraj (FPRI) e il Dipartimento della Difesa americano spende lo 0,13% per l’Europa all’interno della NATO. 0,67% del Pil

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