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Canicattì, giro di usura: un fratello chiede l’abbreviato l’altro il patteggiamento

Uno ha chiesto il rito abbreviato, l’altro il patteggiamento. Adesso si aspetta il consenso del pubblico ministero Elenia Manno, titolare del fascicolo, e successivamente la decisione del Gup del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, al processo a carico dei fratelli Antonio e Giuseppe Maira, rispettivamente 69 e 63 anni, di Canicattì, accusati di concorso in estorsione aggravata ed usura.
Giuseppe Maira ha chiesto di patteggiare la pena, e se ne parlerà nell’udienza del 24 luglio; il fratello ha già scelto il giudizio abbreviato.

Nell’ultima udienza, intanto, due delle tre vittime di estorsione e usura e due associazioni antiracket, assistite dall’avvocato Calogero Meli, si sono costituite parte civile insieme a Sos imprese e Rete per la Legalità, difese dall’avvocato Natalija Bukumirovic.
Dopo la convalida del fermo, il giudice aveva disposto la custodia in carcere per Giuseppe, e gli arresti domiciliari per Antonio, con l’applicazione del braccialetto elettronico.

I due Maira avrebbero prestato soldi con tassi usurari ad un imprenditore che – secondo l’accusa – a fronte di 29 mila euro di prestito avrebbe “ritornato” una somma di quasi 70 mila euro (dal dicembre del 2017 al gennaio del 2019).
Gli altri due episodi contestati sono un prestito da 5.800 euro, che erano stati già pagati 11 mila euro, e l’altro, 35 mila euro di prestito, e in questo caso di conteggi sono ancora in corso.

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