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Recrudescenza criminale a Canicattì. L’appello di “Tecnopolis” e “Amici di Livatino”

“Ormai da mesi la città di Canicattì, i suoi abitanti ed operatori commerciali vivono una sorta di “terrore” che è giustificato per la frequenza e la gravità di danneggiamenti, furti e rapine che attentano la sicurezza e l’incolumità personale”. Le associazioni “Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino” e “Tecnopolis” intervengono dopo i recenti episodi di criminalità che si sono verificati a Canicattì, esprimendo solidarietà alle vittime e alla forze dell’ordine e auspicando l’intervento delle autorità a cominciare del prefetto di Agrigento, Dario Caputo.

“Piena ed incondizionata solidarietà ai nostri Concittadini, vittime loro malgrado, di gravi episodi di criminalità più o meno spicciola ed organizzata che potrebbero essere preludio di fenomeni associativi più gravi e tragici – sottolineano – Solidarietà esprimiamo pure agli appartenenti alle Forze dell’Ordine la cui attività e presenza sul territorio sono fondamentali a “calmierare” scorribande ormai in apparenza incontrollabili ed irrefrenabili. Attività e presenza che però si sono dimostrate tutt’altro che inutili ma certo insufficienti a riportare serenità e senso di sicurezza nei Cittadini. Ci associamo all’”appello dei 200” e passa Cittadini inviato nelle scorse settimane al prefetto di Agrigento, al sindaco di Canicattì ed ai vertici delle Forze dell’Ordine per una maggiore presenza numerica e d’”intelligence” sul territorio cittadino a salvaguardia dell’incolumità e degli interessi economici di chi osserva la Legge ma che ad oggi rischia di non avere Giustizia. Appello ad oggi inascoltato. Chiediamo come Cittadini alle Autorità di prossimità ad iniziare dal prefetto e dal questore di Agrigento, al sindaco di Canicattì ed ai vertici delle Forze dell’Ordine nonché al Ministro dell’Interno e al Capo della Polizia di adottare tutti gli strumenti consoni a riportare in un alveo di “oggettiva sicurezza” la situazione sociale della città dove anche il sistema di videosorveglianza realizzato con fondi del Ministero dell’Interno risulta in gran parte inutilizzabile”.

Infine, le due associazioni si appellano al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e al Capo del Governo, Paolo Gentiloni: “Chiediamo la vicinanza istituzionale e politica affinché i Cittadini ritonino ad avere l’Orgoglio di vivere in uno Stato di Diritto, ad iniziare dalla piena libertà di vivere ed operare osservando le Leggi fondanti”.

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