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Il Dio che ti viene a cercare

Ho rivisto dopo anni un ragazzino, ormai diventato un giovane, che ho conosciuto molti anni addietro in parrocchia. Lo saluto lui risponde con garbo e educazione ma con altrettanta freddezza e distacco. Gli chiedo se tutto andasse bene e continui a frequentare la parrocchia come faceva da ragazzo. La sua fu una risposta chiara, decisa e pronunziata con fermezza: “Ho smesso di credere del tuo Dio”! “Da qualche anno mi sono reso conto che il tuo Dio, quello di cui ci parlavi quando frequentavo la parrocchia, è una favola per bambini o per anziane bigotte che non si sono mai posti il problema dell’esistenza o meno di un Dio”.

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“Questo Dio che raccontate ai ragazzi, nemmeno tanto affascinante, si tramanda nelle famiglie, si riverisce nelle pratiche religiose ma rimane sempre una favola e a me non incanta più, perché la vita è un’altra cosa”. “Ho visto tanta sofferenza in giro, tanto odio e tanta falsità ma Dio, in quei luoghi, non l’ho incontrato”.

Confesso che ancora oggi, quando ripenso all’incontro con questo giovane, ex ragazzo del mio primo incarico parrocchiale, mi chiedo se la responsabilità del suo allontanamento fosse in parte anche mia. Se avevo dato un cattivo esempio o sbagliato in qualche cosa.

In ogni caso, come gli dissi allora, se dovessi rincontrarlo ora, gli direi la stessa cosa: “Amico mio carissimo, se hai smesso di credere nel Dio che ti hanno tramandato, se non sei più capace di ripetere le tante ‘pratiche religiose’ che fin da piccolo ti hanno insegnato a fare, forse ciò è dovuto a qualcosa di sbagliato presente nella tua fede. Forse, prima di ogni cosa, devi cercare di capire chi è per te Dio. Se uno smette di credere nel Dio ‘tramandato’ e nelle tante ‘pratiche religiose’, questo non significa che Dio non esista, ma solo che il vero Dio non l’ha mai incontrato”.

Sì, amico mio perché Dio va incontrato nella propria vita, riconosciuto e poi scelto e amato. Se nessuno ancora non te l’ha mai detto, funziona proprio così: Da piccoli Dio c’è presentato e raccontato da altri, ma poi, crescendo, siamo noi che dobbiamo imparare a riconoscerlo nella sua essenza più profonda. L’altro Suo nome è proprio “incontro” perché questa è la particolarità di Dio: E’ stato Lui a venirci a cercare, non il contrario.

Dio è venuto a cercarci per “stare” con noi, per con-dividere con noi tutto, anche e soprattutto le esperienze più forti e dolorose. Siamo noi che dobbiamo aprire a Lui il cuore per accoglierlo, sceglierlo, amarlo e seguirlo. Lui, il suo cuore, l’ha già aperto per noi e ci ha accolto.

Dire “Dio è una favola”, è proprio facile. Sostenere che il Divino va bene per le nonne di una certa età è un’idea diffusa soprattutto tra coloro che si ritengono figli di questa epoca imbrattata di falsa modernità. Ciò che non si capisce o non si vuole, è che proprio i tempi, cosiddetti moderni, che viviamo, oggi più che mai, attraggono con nuovi idoli mentali, idee banali che il più delle volte non portano da nessuna parte ma che invece imbrigliano la mente e il cuore a tal punto da restarne come prigionieri. E così capita che si rifiuti il Dio che ci chiama alla libertà per vendersi a idoli che imbrigliano e schiavizzano in forme di vita che affascinano sì, ma che con l’andar del tempo logorano la stessa esistenza.

 

Eppure, se non si vigila attentamente, potrebbe accadere anche ai credenti di entrare in crisi nei confronti del Dio che hanno incontrato nella vita. Se non si ravviva l’incontro con il Dio vivente, può capitare, poco alla volta, che si scivoli verso il Dio tramandato, che conserva sì il suo fascino, ma che nulla ha a che vedere con il Dio della fede.

Unico percorso e unica soluzione, a mio avviso, sono di metterci, ogni giorno, alla ricerca dell’incontro con il Dio che ci viene a cercare.

 

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