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Effetto boomerang del progetto di dominio globale del Club Bilderberg

 

il-club-bilderberg-epub-copertina-300dpiSe disordinatamente sparsi su un tavolo si osservano i vari pezzi di un puzzle, essi ci appaiono come isolati elementi in cartoncino colorato o in bianco e nero e i bordi arrotondati che indicano la possibilità di un incastro più o meno complicato. Prima però di accingerci al gioco del paziente e sapiente incastro, ogni elemento rimane assolutamente privo di significato e sconosciuta l’immagine che insieme comporranno. Vediamo una macchia rossa qua, un’altra gialla là; con uno sforzo d’immaginazione possiamo pure intravvedere una forma parziale che ci suggerisce la figura che ne risulterà. Solo quando però vengono pazientemente e correttamente incastrati tra di loro, i molteplici pezzi realizzano la visione dell’insieme immaginato dall’Autore. Analogamente, la cronaca, gli avvenimenti politici ed economici quotidiani osservabili sui media, se non sapientemente collegati in maniera globale con i precedenti, rimangono episodi isolati di attualità che tutt’al più forniscono una visione parziale e apparentemente casuale della direzione in cui vanno. Osservandoli, leggendoli e collegandoli attentamente con gli altri avvenimenti del recente passato però, ne può nascere un’immagine che dà l’idea che probabilmente la direzione non è casuale. Una volta dispiegati e riordinati su un metaforico tavolo i vari pezzi che costituiscono i singoli eventi quotidiani, ci si può fare l’idea che molto probabilmente un qualche originario disegno li ha determinati per incastrarsi tra di loro e realizzarlo così compiutamente, escludendo l’elemento casualità e cominciando a spiegare fatti apparentemente inspiegabili. Osservando ad esempio la condizione al limite della disperazione dei popoli e collegando e combinando i singoli avvenimenti che gradualmente l’hanno determinata, si può persino arrivare a ipotizzare che una qualche mente abbia deciso di distruggere progressivamente le conquiste sociali ottenute dal genere umano con gran dispendio di energie e un alto tributo di sangue.

  La domanda che ognuno di noi si deve porre è: perché il mondo s’è ridotto così com’è oggi? Che cosa può averlo determinato? Ma soprattutto può essere tutto frutto del caso? E’ possibile che una sapiente e diabolica regia abbia predisposto i vari pezzi di un puzzle il cui risultato finale sarà l’assoggettamento del genere umano ad un sistema politico-economico-finanziario spietato, dove un’élite governerà  tirannicamente il mondo? Il sottotitolo del saggio del giornalista investigativo spagnolo Daniel Estulin, edito da Arianna Editrice, “Il Club Bilderberg – La storia segreta dei padroni del mondo”, lo lascia pensare. Leggendolo poi ci si può pure convincere che la tesi del complotto ivi sviluppata potrebbe avere più che un fondamento di verità. Riuscendo a incastrare bene i vari puzzle che compongono la nostra recente storia, un’immagine inquietante potrebbe cominciare a emergere dalla coltre dei vaghi, altrimenti inspiegabili e inconfessabili sospetti. Collegando la rete delle vituperate supposizioni dietrologiche, potrebbe trapelare che qualcosa nel mondo non sta andando per il verso giusto. Naturalmente, la valutazione di giustezza o meno del verso intrapreso dal mondo, dipende dalla prospettiva in cui sempre più un bizzarro “destino” piuttosto che la libertà di autodeterminarci ci ha collocato; e il numero dei succubi di tale strano “destino” è in continuo ed esponenziale aumento nel mondo. Si ha come la sgradevole sensazione che il diritto all’autodeterminazione personale e persino quello dei popoli sia sempre più eroso. Per quanti tentativi si facciano, si ha come la spiacevole percezione che non è più possibile uscire dalle sabbie mobili in cui questo inedito sistema globale ci sprofonda, e che anzi, più ci si dimena per sfuggirgli e più ci sommerge, venendo sempre più meno le possibilità di aggrapparci a qualcosa di stabile che possa aiutarci ad uscirne. La stabilità a tutti i livelli (lavoro, futuro, pensioni, ecc.) è stata sostituita dalla precarietà più totale, dall’incertezza di un domani aperto più a evenienze negative che positive, a prospettive che dal roseo si dirigono verso tonalità di colori sempre più cupi, sempre più plumbei, sempre più disperanti.

  Il saggio di Daniel Estulin è un documento che riporta e analizza frasi e discorsi pronunciati da vari rappresentanti istituzionali, soprattutto statunitensi, nei decenni passati. Collegandoli poi alle iniziative politiche che seguono gli incontri del Club Bilderberg, che ogni anno, con criteri prestabiliti, si tengono in una qualche piccola cittadina europea, americana o canadese fra i massimi rappresentanti istituzionali, politici, finanziari ed economici del mondo, emerge con maggior chiarezza un puzzle ben congegnato e molto inquietante. Come esempio, riporto il discorso del senatore Jesse Helms, democratico poi passato fra i repubblicani, tenuto il 15 dicembre 1987 al Senato degli Stati Uniti: <<[…] Sig. Presidente, un attento esame di ciò che sta accadendo dietro le quinte degli avvenimenti mondiali, rivela che tutti questi gruppi di potere stanno lavorando per creare quello che alcuni chiamano il “nuovo ordine mondiale”. Le organizzazioni private, come il “Council on Foreign Relations”, la “Dartmouth Conference”, l’“Aspen Institute for Humanistic Studies”, l’“Atlantic Institute” e il “Bilderberg Group”, servono a diffondere e coordinare i piani di questo “nuovo ordine mondiale” nei settori vitali degli affari, della finanza, della cultura e dell’amministrazione. […] L’influenza dei loro membri all’interno del nostro establishment politico sta diventando un dato di fatto nella nostra realtà quotidiana. Questa influenza così forte lavora, a lungo termine, contro la sicurezza della nostra nazione. Rappresenta un’ingerenza che, se non controllata, potrebbe, in ultima analisi, sovvertire il nostro ordine costituzionale>>. Il Senatore repubblicano Barry Goldwater, che alle presidenziali del 1964 fu sconfitto dal candidato democratico Lyndon Johnson, nel suo saggio “Senza scuse” del 1979 conclude così: <<[…] Quello che i membri della “Trilateral Commission” vogliono, in realtà, è creare un potere economico mondiale superiore a quello politico dei singoli governi nazionali.>>. Queste frasi ammonitorie, fra l’altro pronunciate da conservatori americani, non vi ricordano nulla di attuale?

  Da alcuni anni il luogo, la data e l’elenco degli invitati alle conferenze del Club Bilderberg sono divulgati attraverso la stampa, ma la segretezza dei contenuti rimane sempre un prerequisito essenziale. Rimangono chiuse al pubblico e ai media affinché gli invitati, a detta degli organizzatori, possano esprimersi liberamente senza il rischio di travisamenti giornalistici. E’ normale tanta segretezza, dato che, a quanto pare, considerati i potenti invitati, lì dentro si decidono le politiche economiche e finanziarie del mondo, e quindi il nostro destino? La prima conferenza di questo esclusivo club privato fu indetta il 29 maggio del 1954 in un hotel olandese, appunto chiamato Bilderberg, su iniziativa del banchiere statunitense David Rockefeller. Furono contattati il principe olandese, il primo ministro belga e il capo della CIA, che redassero una lista di invitati composta da cinquanta delegati di undici paesi europei e undici delegati statunitensi per decidere piani atti a favorire la collaborazione politica, economica e militare tra Europa e Stati Uniti, per contrastare il diffuso antiamericanismo nell’Europa Occidentale. I pochi ma scomodi divulgatori di questo potente club vengono additati e liquidati sbrigativamente e spregiativamente, e anche con toni di commiserazione per sminuirne l’autorevolezza, con il solito termine di “teorici del complotto”. Dietrologi folli e visionari che stranamente però vengono ostacolati in tutti i modi nel loro lavoro e minacciati di morte quando falliscono i tentativi di corruzione per farli stare zitti. Come mai tutto ciò, se sono soltanto dei paranoici ossessionati dalla dietrologia? Non è che qualche complotto a detrimento delle masse esista veramente? Ciò che è sicuro è che gli effetti sono evidenti a tutti, anche se non abbiamo la certezza assoluta se le cause sono puramente casuali  o studiate a tavolino nei minimi particolari da menti esperte in strategie politiche, economiche e sociali.

  Ad un’attenta osservazione dell’attualità e del recente passato però, non vi pare che il puzzle concepito da questa eventuale e misteriosa mente sia diretto verso la distruzione di conquiste sociali quali la libertà, l’uguaglianza, la distribuzione della ricchezza, il sapere accessibile a tutti e un lavoro dignitoso per tutti? E non vi sembra che se tutto ciò venisse pienamente realizzato, alla fin fine si ritorcerebbe come un boomerang contro gli stessi ciechi e limitati architetti che eventualmente lo hanno ideato? Poiché l’egoistico e assai poco lungimirante disegno politico-economico-finanziario di dominio globale che attualmente sembrerebbe in corso, non porterebbe altro che ad una devastante regressione di tutto il genere umano, proprio per il suo carattere di esclusività. A mio avviso non ci saranno né vinti né vincitori nel momento in cui, per cecità e meschino senso del profitto da un lato, e di un malinteso senso del benessere dall’altro, da responsabili criminali da un lato e da corrivi conniventi dall’altro, inquineremo, impoveriremo e forse distruggeremo irrimediabilmente il nostro pianeta Terra. A diversi livelli, da produttori e consumatori, tutti abbiamo contribuito e contribuiamo al saccheggio del pianeta, senza impegnarci a fondo per cambiare il sistema economico ed energetico nel totale senso dell’ecosostenibilità. E comunque né vinti né vincitori se una ridottissima élite di super ricchi, animati da un malinteso concetto del potere, dominerà su un popolo reso sempre più povero (chi consumerà i beni prodotti?), più affamato e ignorante, poiché il progresso fin qui raggiunto è frutto dell’inclusione e del contributo del genio di un vasto numero di cervelli pensanti che hanno avuto la possibilità di accedere al benessere e alla conoscenza.

  Per millenni il progresso scientifico e umano è rimasto pressoché stazionario, ma dall’Illuminismo in poi e le Rivoluzioni che esso ha ispirato, la sua evoluzione è cresciuta in maniera esponenziale. La storia, infatti, ci dice che la scienza e quindi le condizioni del genere umano sono progredite nel momento in cui il popolo ha avuto la possibilità di accedere alla conoscenza e ha acquisito il diritto di autodeterminarsi. Ovviamente ciò accade perché nello sfruttare l’ingegno e il genio di un maggior numero di individui, ovviamente aumentano le probabilità di nuove invenzioni, di nuove scoperte, di nuovi ordini sociali più democratici, utili all’intero genere umano piuttosto che a pochi oscuri decisori, come avveniva nel passato. E’ indiscutibilmente un dato statistico. Inoltre un’invenzione o una scoperta in un campo scientifico ha innumerevoli ricadute in altri campi, e questo aumenta esponenzialmente il progresso in tutti gli ambiti scientifici e sociali. Ed è ovvio quindi che se diminuisce il numero dei cervelli pensanti, diminuiscono percentualmente anche le idee e quindi le invenzioni e le scoperte, e in definitiva il progresso umano.  Il progresso non si può ritenere acquisito definitivamente se non c’è l’apporto e la fruizione costante di tutto il genere umano, poiché ciò che non è continuamente alimentato e nel contempo goduto da tutti è destinato a disperdersi e a scomparire. Le disuguaglianze sociali impoveriscono il progresso e producono diffuso malcontento, e alla lunga generano rivoluzioni. La storia insegna che la stagnazione culturale genera stagnazione sociale, scientifica ed economica.

  Rivolgendo ancora uno sguardo al passato e semplificando al massimo, dalla storia apprendiamo che il progresso tecnologico è stato avviato un paio di secoli fa dalla rivoluzione industriale. Per la prima volta nella storia, grazie a Watt e agli altri inventori, per svolgere determinati lavori si cominciò ad utilizzare un tipo di energia che non proveniva più esclusivamente dal lavoro muscolare di uomini e animali. Questa nuova energia proveniva dal vapore, che diede impulso a grandi trasformazioni sociali ed economiche. Da allora tale progresso non si è più fermato ed è enormemente accelerato nel secolo scorso e letteralmente schizzato in avanti in maniera esponenziale negli ultimi decenni. Sempre semplificando più possibile, ciò che a sua volta maggiormente ha permesso la Rivoluzione Industriale, ovviamente insieme ad altre istanze e congiunture storiche, è stato l’abbattimento del sistema feudale, dell’ancien regime, grazie alla Rivoluzione Francese del 1789 e la conseguente nascita della proprietà e dell’impresa privata. Nei nuovi imprenditori nacque l’impulso a realizzare più profitti dalle loro terre o dalle loro nascenti fabbriche. La classe operaia per contro, man mano che acquisiva una maggiore consapevolezza dei propri diritti grazie allo smantellamento del sistema feudale e del secolare strapotere consegnato dai monarchi nelle mani di una ristrettissima élite, pretese dai nuovi padroni, dalla nuova borghesia,  salari più dignitosi per elevare la propria qualità della vita.

  Le macchine prodotte dalle nuove industrie diedero un grande impulso a tale doppia esigenza, perché compivano il lavoro di molte più braccia in un tempo minore. Questo incrementò i profitti dei proprietari e alleviò la fatica degli operai che ebbero nel tempo l’opportunità di espandere le loro coscienze, di allargare i loro orizzonti e di aprire le loro menti. Molte braccia non più necessarie nel lavoro dei campi si spostarono nelle industrie che producevano sempre più macchine, più beni e più servizi. In un circolo virtuoso, liberare le braccia e quindi le menti liberò il progresso in generale, che stagnava da secoli immobile e uguale a se stesso. Prima il settore primario o agricolo e poi quello secondario o industriale, via via si ridimensionarono nel numero di braccia impiegate (appena un secolo fa il 60 % della popolazione lavorava nei campi, oggi soltanto il 5 %) poiché non più necessarie in così grande numero grazie al lavoro svolto dalle macchine, andando a rimpolpare il settore terziario o dei servizi.

  Dopo un necessario periodo di assestamento (come in tutte le forti scosse), per  assimilare e accettare come necessaria questa nuova forma di produzione che utilizzava meno operai, che inizialmente provocò disoccupazione, abbassamenti di salari, proteste (problemi comunque mai pienamente risolti, nemmeno oggi) e la nascita del movimento luddista che pianificava il sabotaggio delle macchine, gli operai gradualmente cominciarono a guadagnare di più e a lavorare meno ore, anche grazie alle nascenti lotte sindacali. Ci vollero molti decenni, ma in definitiva tutto questo permise un generale aumento dei redditi e della qualità della vita, e quindi la possibilità di accedere a quella conoscenza che da millenni era stata appannaggio di pochi fortunati. Meno lavoro e più tempo libero significò avere la possibilità di accrescere la propria cultura e di maturare un nuovo “umanesimo umanitario”, inteso come moderno senso di civiltà, di collaborazione utile per tutti e di rispetto sociale, giacché condizioni di lavoro brutali fiaccano nel fisico, inaridiscono l’anima e non permettono una generale evoluzione umanitaria. Non la permettono nemmeno in chi si avvantaggia dello sfruttamento dei propri simili vivendo nel lusso e “tenendo libere le braccia”, come sta riaccadendo oggi, poiché al comodo vantaggio e profitto personale ottenuto a discapito di altri, a cui rari spiritualmente evoluti rinuncerebbero, consegue inevitabilmente un abbrutimento spirituale e un decadimento del senso umanitario. C’è da dire che la natura umana in tanti millenni è cambiata davvero molto poco!

  In questo accenno storico sull’evoluzione umana siamo partiti dal vapore che fece funzionare le prime macchine che gradualmente sostituirono l’uomo nella gran parte dei lavori pesanti: per cui si può dire che l’energia è stata ed è il primo motore di sviluppo. Progresso umano e “molte braccia duramente impegnate” sono due aspetti antitetici. Per mantenere quindi questo evoluto e tutto sommato molto più umano sistema moderno, è necessaria tanta energia, ormai imprescindibilmente rinnovabile e che abbia sempre minore impatto ambientale per non depauperare e compromettere irrimediabilmente l’equilibrio del nostro pianeta. Quindi necessita anche molta tecnologia e tanta intelligenza, e dunque studi e ricerche incessanti e di conseguenza molte risorse finanziarie per sostenere tale indispensabile moderno sistema, che non dovrà più basarsi esclusivamente sul profitto a discapito dell’ambiente e dello stesso genere umano. E’ assolutamente necessario un ripensamento sul modello energetico, produttivo e consumistico, che con intelligenza e onestà da parte di tutti dovrà conciliare benessere e totale rispetto dell’ambiente, qualità della vita e qualità dell’ecosistema. Perciò le risorse finanziarie che una nazione riserva a determinati comparti cruciali del terziario, come scuola, università e ricerca, e quindi all’intelligenza, alla creatività, alla cultura e alla competenza umana, sono spese determinanti, perché permettono il mantenimento e se possibile l’evoluzione ecologica e sociale del nostro attuale sistema di vita basato sul benessere.

  Voglio concludere chiedendomi se questa politica di tagli preventivi al potenziale umano è solo frutto di stupidità e dissennatezza dei potenti che ci governano, oppure fa davvero parte del diabolico e cinico disegno di dominio globale descritto nel saggio di Daniel Estulin. Se di disegno dovesse trattarsi, comunque, molto chiaramente, è pur sempre stupido e imprevidente, poiché non sembra avere piena consapevolezza sulle sue fatali conseguenze globali, di cui tutti saremo vittime, compresi coloro che lo avrebbero ideato. E’ chiaro che non potranno esserci né vinti né vincitori se alla fine un’élite si ritroverà a dominare un mondo impoverito di risorse, inaridito, inquinato, spopolato e regredito culturalmente, spiritualmente e umanamente di parecchi secoli. Oppure è proprio questo l’obiettivo? La distruzione dell’economia globale, la regressione scientifica e tecnologica, porre dei limiti alla crescita economica per provocare miseria, malattie e morti e risolvere il problema della sovrappopolazione, poiché prevedono che questa causerà carestie, disordini e guerre, giacché non potranno esserci cibo, acqua e risorse per tutti stante l’attuale e incontrollata crescita demografica. Sempre Estulin, nel suo nuovo saggio “TransEvolution”, parla proprio dell’inquietante documento pubblicato nel 1972 dal Club di Roma, intitolato “I limiti per la crescita”. Nel considerare la limitatezza delle risorse del pianeta e l’incontrollata crescita demografica, in esso vi si pianifica diabolicamente un graduale piano di sterminio di massa a vantaggio di un’élite di super ricchi e potenti, attraverso la demolizione dell’economia globale. Ricchi e potenti che grazie alla genetica pensano di potere modificare geneticamente la specie umana che sopravvivrà allo sterminio, cioè loro, e assicurarsi l’immortalità o comunque una longevità senza precedenti. Chissà se hanno considerato, intanto la tesi contenuta nel presente articolo, e cioè che il progresso scientifico e umano dipende dal genio che emerge da un gran numero di persone e non da una popolazione limitata. Se equamente distribuite, le risorse potranno esserci per tutti; usando con intelligenza e umanità la tecnologia, non potrà mancare il sostentamento per tutti. E poi, un genere umano che eventualmente sopravvivesse grazie a un piano di sterminio tanto disumano, che futuro potrebbe avere? Quella macchia originale si ripercuoterebbe per sempre nella cultura dei loro discendenti, che non potrà più contenere gli elementi che che tutto sommato caratterizzano ancora il genere umano che oggi conosciamo: empatia, compassione, amore, altruismo, spiritualità. Conterrebbe semmai tutto l’opposto. Quale nuova mostruosa “specie” prenderà il sopravvento, soprattutto se i genetisti manipoleranno il  DNA umano? Quale futuro avrà il genere umano?

  Svegliamoci e riflettiamoci tutti sopra, ma proprio tutti!

Angelo Lo Verme 

 

 

 

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