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Agrigento, giro di prostitute al locale “La dolce vita”: processo entra nel vivo

Nell’ultima udienza sono stati sentiti i primi testi del pubblico ministero Emiliana Busto, gli investigatori dei carabinieri, che hanno condotto le indagini, il luogotenente Santo Bonsignore, e il maresciallo Salvatore Mancuso, che hanno raccontato il reclutamento delle ragazze, che provenivano dalla Romania, e lavoravano nel locale esibendosi nello strip-tease.

Entra nel vivo il processo, con il “troncone” ordinario, scaturito dall’inchiesta sul presunto giro di prostituzione nel locale “Dolce vita”. Sul banco degli imputati quattro persone: i favaresi Vito Destro, e Antonio Caramazza, l’empedoclino Andrea Amato, e l’agrigentino Mario Ciulla. Sono difesi dagli avvocati Daniele Re, Aldo Virone, Diego Galluzzo e Agnesa Neculai. Le accuse nei confronti degli imputati sono di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed esercizio della prostituzione.

Secondo la difesa i fatti contestati sono del 2005, e sarebbe sopraggiunta  la prescrizione. Una tesi che non ha trovato accoglimento da parte dei giudici. Le ragazze, una volta arrivate ad Agrigento, venivano fatte prostituire nel night “La dolce vita”. All’interno del locale sarebbero stati allestiti dei camerini, per gli incontri con i clienti.

I giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara, ha rinviato al 19 maggio per la perizia delle intercettazioni. Sono trascorsi quasi quindici anni dal blitz dei Carabinieri, nell’ambito dell’inchiesta denominata “La Dolce vita”, dal nome del locale di contrada “San Benedetto”, nella zona industriale di Agrigento, dove sarebbero avvenuti incontri a pagamento tra clienti, e ragazze di nazionalità rumena.

Davanti al collegio anche il processo per altri tre imputati, successivamente rinviati a giudizio. Si tratta di due donne della Romania, Elena Acujboaei (detta Lilly), 43 anni, e Ana Elis Acujboaei, 41 anni, e di Giovanni Corvaia, 42 anni, di Agrigento.

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