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Porto Empedocle, vivono nell’indigenza: assolti dall’accusa di furto

Hanno rotto i sigilli allo scopo di far giungere nelle loro case l’acqua. Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Antonio Genna, ha assolto con la formula “perchè il fatto non costituisce reato”, un uomo, e una donna, che vivono con le rispettive famiglie, in una palazzina di via Leonardo Sciascia, a Porto Empedocle. Si tratta di A.C., 58 anni, empedoclino, e R.D., di 50 anni, di Agrigento, ma residente nella città marinara. Entrambi dovevano rispondere di furto aggravato di acqua.

Il giudice ha accolto le tesi fornite dal legale difensore, l’avvocato Salvatore Bruccoleri, che ha dimostrato che gli imputati hanno agito per “stato di necessità”. La vicenda risale al 24 ottobre del 2018, quando nel corso di un controllo dei carabinieri della Compagnia di Agrigento, unitamente ai tecnici del gestore idrico, venne accertata la rottura dei sigilli, con un nuovo allaccio abusivo collegato alla condotta della rete idrica, per alimentare di acqua, le proprie abitazioni.

Le due famiglie, all’epoca dell’ispezione, è stato accertato non pagavano l’acqua, nemmeno dopo l’apposizione dei sigilli sul contatore, rifornendosi a piacimento dalla condotta idrica. Avrebbero sottratto fraudolentemente imprecisate quantità di acqua. Vennero arrestati, poi, posti ai domiciliari. Al 58enne, e alla 50enne, contestata anche la circostanza aggravante, per avere commesso il fatto, usando violenza sulle cose, consistita nella manomissione del precedente allaccio, con contatore, ed effrazione del sigillo, servente le rispettive unità immobiliari, con l’apertura della valvola di mandata.

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