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Mafia, blitz “Xydi” mandamento Canicattì: 15 indagati restano in carcere, e 2 ai domiciliari

Il Gip del Tribunale di Palermo, Lirio Conti, ha emesso l’ordinanza di rinnovazione sull’inchiesta antimafia “Xydi”, coordinata dai pubblici ministeri della Dda Claudio Camilleri, Geri Ferrara e Gianluca De Leo, che ha inflitto un duro colpo al mandamento mafioso di Canicattì, di cui l’avvocato Angela Porcello sarebbe stata la “messaggera”, e cassiera della cosca, guidata dal compagno Giancarlo Buggea.  Dei 23 destinatari del provvedimento di fermo, emesso dalla Dda di Palermo, ed eseguiti da Carabinieri del Ros, 15 indagati restano in carcere, due ai domiciliari, rigettati altri quattro arresti, e nessuna ulteriore misura a carico del super latitante, il capo dei capi, Matteo Messina Denaro, e del boss ergastolano di Campobello di Licata, Giuseppe Falsone.

Nei giorni scorsi i Gip del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto e Alessandra Vella, avevano convalidato 17 fermi, su 23, e trasmesso gli atti al Tribunale competente per le indagini di mafia. Altri 4 fermi erano stati trattati dai Gip di Caltanissetta, Siracusa e Napoli Nord. Tutte le decisioni sono state confermate.

Restano in carcere: Giancarlo Buggea, 50 anni, nato a Palermo, residente a Canicattì; Angela Porcello, 50 anni, di Canicattì, avvocato; Calogero Di Caro, 74 anni, storico capo di Cosa Nostra di Canicattì; Diego Emanuele Cigna, 21 anni, di Canicattì; Pietro Fazio, 48 anni, di Canicattì; Gregorio Lombardo, 66 anni, di Favara; Gaetano Lombardo, 64 anni, di Favara; Calogero Paceco, 56 anni, di Naro; Giuseppe Sicilia, 42 anni, di Favara; Luigi Boncori, 69 anni, di Ravanusa; Antonino Chiazza, 51 anni, di Canicattì, Simone Castello, 71 anni, di Villabate; Antonio Gallea, 64 anni, di Canicattì; Giuseppe Giuliana, 55 anni, nato in Francia, residente a Canicattì; Santo Gioacchino Rinallo, 60 anni, di Canicattì.

E restano agli arresti domiciliari i due poliziotti coinvolti nell’indagine, Filippo Pitruzzella, 60 anni, di Campobello di Licata, ispettore fino a poche settimane fa in servizio al Commissariato di Canicattì, e Giuseppe D’Andrea, 50 anni, di Agrigento, assistente capo in servizio nello stesso ufficio. Nessuna misura cautelare, invece, nei confronti di Giuseppe Pirrera, 62 anni, di Favara; Gianfranco Gaetani, 53 anni, di Naro; Luigi Carmina, 55 anni, di Caltanissetta, e Antonino Oliveri, 36 anni, di Canicattì. I quattro indagati sono tornati liberi.

Gli inquirenti hanno accertato che l’avvocato Porcello, aveva assunto un ruolo di vertice in Cosa Nostra organizzando i summit, svolgendo il ruolo di consigliera, suggeritrice e ispiratrice di molte attività dei clan. Rassicurati dall’avvocato sulla impossibilità di effettuare intercettazioni nel suo studio, i capi dei mandamenti di Canicattì, della famiglia di Ravanusa, Favara e Licata, un ex fedelissimo del boss Bernardo Provenzano di Villabate e il nuovo capo della Stidda si ritrovavano – secondo le indagini – nello studio della legale, per discutere di affari e vicende legate di mafia.

Le centinaia di ore di intercettazione disposte dopo che, nel corso dell’inchiesta, i carabinieri hanno compreso la vera natura degli incontri, hanno consentito agli inquirenti di far luce sugli assetti delle famiglie, sulle dinamiche interne alle cosche, e di coglierne in diretta, dalla viva voce di mafiosi di tutta la Sicilia, storie ed evoluzioni. Uno spaccato prezioso che ha portato all’identificazione di personaggi ignoti agli inquirenti e di boss antichi ancora operativi. Dalle intercettazioni dei colloqui tra il boss Giuseppe Falsone e l’avvocato Porcello emerge come, proprio all’interno dei reparti in cui si trovano i detenuti di mafia al regime del 41 bis vi fosse la possibilità che appartenenti a Cosa nostra che insistono in province limitrofe potevano avere possibilità di scambiarsi informazioni.

 

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