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Inchiesta “Sorella Sanità”, concessi i domiciliari ad ex manager

Concessi gli arresti domiciliari all’ex manager dell’Asp di Trapani, ed ex responsabile della centrale unica acquisti della Regione, Fabio Damiani, coinvolto nella maxi inchiesta “Sorella Sanità” della Guardia di finanza, che ha confessato di aver intascato “mazzette”, per favorire alcune società nell’aggiudicazione di appalti milionari nella sanità siciliana.
Prima di lui aveva ammesso i fatti il canicattinese Salvatore Manganaro, l’imprenditore considerato dalla Procura il “braccio operativo” dello stesso Damiani, nella gestione delle tangenti per gli appalti della sanità. L’ex manager in Sicilia gestiva appalti per centinaia di milioni di euro.

Damiani, per i sostituti procuratori Giacomo Brandini, e Giovanni Antoci, avrebbe intascato oltre un milione e 200 mila euro di tangenti. Una cifra molto superiore a quella indicata nei verbali da Salvatore Manganaro.
Nei giorni scorsi il procuratore aggiunto Sergio Demontis e i suoi due sostituti hanno ottenuto il giudizio immediato per i dieci imputati.

Sei di questi hanno chiesto il rito abbreviato, lo stesso Fabio Damiani, l’ex direttore generale dell’Asp Antonino Candela, Francesco Zanzi, Angelo Montisanti, Salvatore Navarra e Giuseppe Taibbi (il mediatore legato a Candela); altri tre il patteggiamento, Salvatore Manganaro, Ivan Turola e Roberto Satta. Per questi nove il Gup deciderà fra gennaio e febbraio sulle richieste di rito alternativo e sui patteggiamenti.

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