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Rapina con spaccata ad un bar, canicattinese respinge le accuse

Ha respinto le accuse il 43enne canicattinese Leonardo Capizzi, arrestato la scorsa settimana, insieme a due minorenni, tra cui il figlio, perché ritenuto l’autore della violenta rapina consumata ai danni del bar “Opera”, in via Filippo Paladini a Caltanissetta, lo scorso 25 ottobre, sfondando con un’auto la saracinesca e minacciando il proprietario con una spranga di ferro, e della tentata rapina commessa al bar “Bingo”, di via Pugliese Giannone, sempre nella città nissena.

Il canicattinese è comparso per l’interrogatorio di garanzia davanti il Gip del Tribunale di Caltanissetta, David Salvucci. Ha negato la sua presenza quella giornata sui luoghi. Capizzi, difeso dagli avvocati Angela Porcello e Calogero Meli, è già noto alle forze dell’ordine. Si trovava già detenuto in carcere, poiché accusato di un furto, e di un’altra tentata rapina. E nell’aprile scorso, in pieno lockdown per il Covid-19, era stato denunciato perché avrebbe appiccato alcuni incendi alle auto in sosta in strade di Canicattì.

Adesso il nuovo arresto in esecuzione di due ordinanze emesse dai Gip presso il Tribunale dei Minori (presidente Antonina Sabatino) e presso il Tribunale di Caltanissetta (giudice David Salvucci), su richiesta del procuratore dei Minori, Laura Vaccaro, e dell’Ufficio della Procura di Caltanissetta.

Per la rapina al bar “Opera” le indagini sono immediatamente scattate dopo l’intervento del personale delle Volanti, che si è trovato di fronte ad uno scenario quasi surreale, con la saracinesca sfondata, e, sulla base delle prime dichiarazioni raccolte, gli investigatori hanno appreso che l’accento poteva essere delle zone dell’agrigentino.
Individuata la targa dell’autovettura utilizzata, è stato accertato che i soggetti erano canicattinesi e, pertanto, l’attività di indagine ha coinvolto anche il personale del Commissariato di Pubblica sicurezza di Canicattì.

Le indagini dei poliziotti canicattinesi, guidati dal vicequestore Cesare Castelli, e della Mobile nissena, unitamente alle analisi dei filmati sia delle telecamere interne del bar, sia delle telecamere cittadine, hanno consentito di identificare compiutamente i tre rapinatori canicattinesi, che hanno agito anche con la complicità di una donna, rimasta allo stato non meglio identificata.

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