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Canicattì. Sfondano saracinesca bar e mettono a segno rapina: arrestato 43enne e due minori

Un 43enne e due 15enni sono stati arrestati dal personale delle squadre Mobili di Agrigento e Caltanissetta, e dai poliziotti del Commissariato di Canicattì, diretto dal vice questore Cesare Castelli, perché ritenuti gli autori della violenta rapina consumata ai danni del bar “Opera”, in via Filippo Paladini a Caltanissetta, lo scorso 25 ottobre, e sulla tentata rapina commessa al bar “Bingo”, di via Pugliese Giannone, sempre nella città nissena.
Gli arresti in esecuzione di due ordinanze emesse dai Gip presso il Tribunale dei Minori (presidente Antonina Sabatino) e presso il Tribunale di Caltanissetta (giudice David Salvucci), su richiesta del procuratore dei Minori, Laura Vaccaro, e dell’Ufficio della Procura di Caltanissetta.
In manette Leonardo Capizzi, 43 anni, nato ad Agrigento, residente a Canicattì, già detenuto, e di due minori, C.D.G., e D.D.L., entrambi quindicenni, canicattinesi.
I tre soggetti dovranno, pertanto, rispondere di rapina, tentata rapina in concorso e lesioni. I due minori, dopo gli adempimenti di rito, sono stati associati al locale Istituto di pena Malaspina.

Le indagini sono immediatamente scattate dopo l’intervento del personale delle Volanti che si è trovato di fronte ad uno scenario quasi surreale, con la saracinesca del bar “Opera”, sfondata ed all’interno titolare ed avventori, alle 5 del mattino.
Le prime indagini della squadra Antirapina della squadra Mobile hanno concentrato sin da subito il “focus” su rapinatori in trasferta e, sulla base delle prime dichiarazioni raccolte, gli investigatori hanno appreso che l’accento poteva essere delle zone dell’agrigentino.
Individuata la targa dell’autovettura utilizzata dai rapinatori, è stato accertato che i soggetti erano canicattinesi e, pertanto, l’attività di indagine ha coinvolto anche il personale del Commissariato di Pubblica sicurezza di Canicattì.

La analisi dei filmati sia delle telecamere interne del bar, sia delle telecamere cittadine, ha consentito di identificare compiutamente i tre rapinatori canicattinesi, che hanno agito anche con la complicità di una donna, rimasta allo stato non meglio identificata.
E’ stata ricostruita anche la violenta dinamica della rapina. Leonardo Capizzi dopo aver minacciato il titolare, brandendo una spranga di ferro, e mandando in frantumi il vetro in plexiglass, si è fatto consegnare 1.000 euro custoditi all’interno del registratore di cassa, mentre uno dei minori faceva da “palo” appena fuori il bar, unitamente alla donna, piazzata un po’ più distante, in fondo alla via Paladini.

La pronta reazione del titolare e di alcuni avventori ha messo poi in fuga i rapinatori, ma uno dei minori è rimasto bloccato all’interno, scatenando l’ira del 43enne che, una volta recuperata l’autovettura con cui i malfattori si erano recati a Caltanissetta, ha sfondato la saracinesca, creando un varco per facilitare la fuga del ragazzo.
Il violento impatto dell’auto sulla saracinesca ha procurato lesioni al titolare, e ad un avventore presente sul posto, che erano riusciti a bloccare il minore.

La ricostruzione del percorso della scorribanda a Caltanissetta ha permesso alla squadra Mobile di accollare ai tre arrestati anche il tentativo di rapina commesso ai danni del bar “Bingo”, in via Pugliese Giannone, sempre a Caltanissetta. Anche in questo caso, Capizzi e uno dei minori indagati sarebbero entrati nel suddetto esercizio commerciale, con il volto travisato da una mascherina e con una spranga, ma all’ultimo hanno desistito in ragione dell’inaspettata reazione della vittima.

Le successive perquisizioni effettuate dagli uomini del Commissariato di Canicattì nelle abitazioni degli arrestati hanno consentito di sequestrare sia gli abiti indossati il giorno delle rapine a Caltanissetta, sia l’autovettura di Capizzi, una Ford Fiesta, che presenta chiari segni dell’impatto con la saracinesca. Il personale della polizia Scientifica ha già comparato, infatti, perfettamente anche i pezzi del fanale anteriore rotto, recuperati e sequestrati sul luogo del crimine nell’immediatezza del fatto, con le parti mancanti del fanale della vettura utilizzata dai malviventi.

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