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Covid. “Io positivo al virus”, la lettera di un cittadino canicattinese

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata alla redazione di Corriere Agrigentino, da un nostro lettore di Canicattì, G.V., contagiato dal Covid-19.

“Mi ero ripromesso di non scrivere o commentare nulla per non dare modo di pensare ad una strumentalizzazione della mia condizione di positivo al virus ed evitare eventuali polemiche che in questa situazione potrebbero risultare deleterie e fuori luogo, ma dopo tutto quello che ho vissuto e continuo a vivere, insieme a tanti altri nella mia stessa condizione, non posso più farlo.
Mi trovo chiuso a casa da giorno 8 novembre da quando per un malessere ho deciso preventivamente di isolarmi per poi scoprire dopo qualche giorno di essere positivo sia io che il resto della mia famiglia. Da lì alle ansie per le persone con cui si sono avuti contatti stretti si sono aggiunti una serie di disservizi talora umilianti”.

“Dalla mancanza di comunicazione e supporto da parte degli organi competenti si è passati alla mancanza di ritiro dei rifiuti prodotti, che con il passare dei giorni diventano sempre di più.
Ed allora cerchi di produrre meno rifiuti per limitarne i volumi nella speranza che qualcuno prima o poi venga a ritirarli. Nel frattempo scopri che altri amici e parenti hanno contratto il virus e vivono il tuo stesso malessere, le stesse ansie e lo stesso abbandono.
Apprendi come i medici non vengano a farti il tampone perché i dispositivi di sicurezza sono terminati e nessuno li ha più riforniti per giorni, subisci ritardi nelle comunicazioni degli esiti, tutto questo mentre convivi con malesseri che non accennano mai a terminare”.

“Dove sono le Istituzioni? Dov’è lo Stato? Nel frattempo arrivano anche le prime notizie veramente brutte, le perdite di familiari di amici, fino a quando non arriva la notizia più brutta, questa volta a essere colpito è un tuo stesso familiare.
E sempre nello stesso giorno apprendi una cosa sconvolgente, sei guarito. Te lo certifica l’Asp con tanto di notifica a casa. Ma c’è un problema, io non sono guarito per niente, sono ancora sintomatico ed aspetto di aver fatto il terzo tampone. E lì ti rendi veramente conto di come la realtà sia davvero sconfortante, ti rendi conto da come tutto sia gestito con pressapochismo anche durante l’emergenza”.

“Perché mentre io, nonostante la notifica di fine isolamento continuerò ad aspettare che i medici dell’Usca, a cui va il mio ringraziamento per il supporto e per la professionalità, verifichino la mia guarigione, altri contagiati potrebbero percepire questa notifica come un salvacondotto per tornare alle proprie vite, magari mossi da motivi economici o altri motivi di necessità”.

“Concludo questa mia dicendo che la stessa, oltre ad essere un modo per mettere sotto i riflettori la condizione in cui stiamo vivendo noi contagiati Covid, vuole essere da monito alla istituzioni affinchè si facciano carico delle loro responsabilità invece di giocare allo scaricabarile, ed alla cautela ai miei concittadini, perché anche se risulta vero che molti siano gli asintomatici che per fortuna non hanno avuto gravi problemi, altrettanto numerosi sono quelli che stanno soffrendo. Perché una cosa è vivere questa situazione dalle tv, o dai media un’altra è provarla sulla propria pelle”.

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