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Comitini, il sequestro di stabilimento. Il capitano Pacifico: “L’azienda non esiste”

“L’azienda ha una registrazione presso una banca dati del sistema delle imprese, ma quella sede di Comitini, giuridicamente non esiste. Uno stabilimento ben organizzato a gestione familiare (padre, madre, e due figli), e in piena attività, pronto per far fronte alle richieste per le feste, tantissima pasta reale già pronta, dolci, e un’enorme quantità di riso. Un impianto con una grande forza produttiva, senza alcuna autorizzazione sanitaria”. Lo ha detto il capitano Luigi Pacifico, comandate della Compagnia Carabinieri di Canicattì, a margine dell’incontro con la stampa, dove sono stati resi noti i particolari dell’operazione, che ha portato al sequestro di uno stabilimento per la produzione di dolci, e altri alimenti, soprattutto arancini, nelle campagne di Comitini. Presenti il tenente colonnello Vincenzo Castronovo, responsabile del Centro Anticrimine Natura dell’Arma dei Carabinieri di Agrigento, e il neo maresciallo della Stazione di Comitini, Salvatore Picone.

Cassate siciliane, cornetti, genovesi, sfogliate, calzoni, ma soprattutto arancine, prodotti nella struttura, sono finiti per un lungo periodo sui banconi di decine di bar, pasticcerie e panifici, dell’hinterland agrigentino, e non solo.

“In questo impianto industriale, di prodotti semilavorati, sia dolci, che salati, davanti ci siamo trovati ad una situazione allarmante. Sin da subito non abbiamo trovato le autorizzazioni sanitarie. Questo potrebbe costituire pericolo, potenzialmente, per la pubblica salute – continua  il tenente colonnello Vincenzo Castronovo -. Uno dei tanti problemi che abbiamo rilevato è stato quello dell’etichettatura dei prodotti. C’era la totale assenza di etichettatura, per taluni alimenti, per altri invece abbiamo rilevato il termine minimo di conservazione, scaduti da alcuni giorni, ma anche merce con la scadenza superata da qualche mese, per circa 130 chili di derrate alimentari. Ben diverso è il quantitativo delle derrate alimentari, attualmente sottoposti a sequestro penale, circa 4.200 chili, oltre a 4 tonnellate di riso. Molti di questi prodotti erano conservati nelle celle frigorifiche. Anche in questo caso abbiamo trovato delle criticità, ad esempio gli allergeni non indicati come dovrebbero essere nelle etichette. Quindi vi è la non tracciabilità degli alimenti, e questo impone lo smaltimento, e distruzione di queste derrate. Attraverso le liste di distribuzione, che sono già state acquisite e sequestrate, e tramite i servizi dell’Asp, per rintracciare il quantitativo dei materiali distribuito alle attività, che è significativo. Una situazione che andava avanti da anni”.

“C’è soltanto una registrazione al registro delle imprese, poi null’altro – aggiunge Castronovo -. Senza creare allarmismi. La produzione degli alimenti non è uno scherzo, non è un gioco, potenzialmente potrebbe essere fatale, se qualcuno soffre di intolleranze, e se non sono riportati correttamente, e indicati nelle etichette, ed evidenziate possono creare dei nocumenti alla salute non indifferenti”.

Il titolare, un 67enne agrigentino è stato denunciato per frode sul commercio, ed anche per furto aggravato di energia elettrica. “Era complesso il sistema di cavi, con il quale, l’arrestato aveva collegato direttamente l’opificio e la casa rurale, direttamente alla rete elettrica pubblica, anche in maniera abbastanza pericolosa – sottolinea il cap. Pacifico -. Il personale di Enel intervenuto, già approssimativamente, c’è un consumo forfettario di 50mila euro contestato, anche se si dovrà fare un calcolo”.

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