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Lettera aperta dei cittadini sulla chiusura scuole a Canicattì

Riceviamo e pubblichiamo una lettera, inviata alla nostra redazione, a firma di numerosi cittadini sulla chiusura delle scuole a Canicattì. La missiva è stata indirizzata al Sindaco canicattinese, al Commissario straordinario Asp di Agrigento, al ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, all’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla, all’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, al direttore dell’Usr Sicilia Stefano Suraniti, e al dirigente dell’Ufficio V Ambito territoriale di Agrigento, Fiorella Palumbo.

“Pregiatissimi, con la presente, quali cittadini di Canicattì, chiediamo informazioni e chiarimenti sui presupposti che hanno determinato l’emanazione dell’ordinanza sindacale numero 134 del 26/11/2020, che ha disposto l’interruzione delle attività didattiche di tutte le scuole di ogni ordine e grado del Comune di Canicattì fino al 22 dicembre (per quasi un mese) e, considerata la chiusura per le vacanze di Natale, di fatto sino al 7 gennaio del prossimo anno.
Premesso che riteniamo prioritario il diritto alla salute e la sicurezza dei nostri figli, richiedendo all’uopo l’adozione di tutte le misure atte a contenere il rischio del contagio del virus Covid-19, e che non siamo a priori contro l’ordinanza sindacale de qua quale misura disposta per contenere il rischio del contagio, tuttavia fortemente preoccupati per i nostri figli e più in generale per tutti i bambini della nostra comunità, chiediamo di conoscere quale sia la reale situazione di rischio contingente dei contagi ed il dato epidemiologico certo posto alla base della stessa ordinanza. Ci sono numerosi casi positivi nelle scuole? Ci sono focolai? Si sta facendo il tracciamento dei contatti al fine dello screening di massa?”.

“Lo chiediamo perché, alla luce dei dati pubblicati dal sito dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia, Ufficio V, ambito territoriale di Agrigento, sull’andamento della situazione epidemiologica nelle scuole, nonché sulla base dei dati sugli ultimi contagi nel Comune di Canicattì, tutti non riconducibili ad ambienti scolastici, risulta che anzi rispetto alla popolazione scolastica gli esiti di tutti i tamponi da ultimo eseguiti sono stati negativi ( 950 negativi su 950 tamponi processati). Nella citata ordinanza sindacale si fa riferimento alla nota n. 183160 del 26 novembre 2020 del Dirigente del Dipartimento di Prevenzione del locale Distretto Sanitario di Canicattì con la quale si raccomanda “l’adozione di misure preventive limitanti al massimo i contatti sociali” e che ‘la situazione in atto impone l’adozione di provvedimenti volti alla sospensione delle attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado ricadenti nel Comune di Canicattì (…)’. Dalla stampa si legge che l’Asp considera anche rilevante al fine del parere emesso “la particolare situazione del nostro paese, centro nevralgico e di riferimento per tutti i comuni del comprensorio, con buona parte del personale scolastico proveniente da paesi limitrofi che in atto stanno subendo un incremento preoccupante di contagi da Covid-19”.

“Ebbene, di tutto si parla tranne che di dati sul rapporto medio alunni positivi/classi con alunni positivi (rapporto che analizza la distribuzione dei casi di positività degli alunni da Covid-19) al fine di determinarne, in termini di valore, l’incidenza dei casi positivi nelle scuole in particolare nelle scuole dell’infanzia, primaria e di primo grado. Non c’è alcuna indicazione di coefficienti e/o percentuali di contagi riferibili ad alunni o a personale scolastico e non scolastico, ma si fa riferimento esclusivamente ed in generale alla rappresentazione del rischio potenziale di aumenti di contagi in ambito scolastico anche in considerazione “dello spostamento fisico e la circolazione di migliaia di persone negli orari di inizio e termine delle lezioni che comporta inevitabili assembramenti e contatti fisici”. Quindi nessuna certezza, nessun nesso di causalità attualmente tra le attività didattiche in presenza ed il verificarsi di contagi. Pertanto vorremmo capire, come genitori e prima ancora come cittadini, preoccupati sia per la sicurezza dei bambini sia per il loro futuro, quale logica sia sottesa alla chiusura della scuola, quali ne siano i presupposti”.

“Ed invero, nello specifico chiediamo di sapere se l’ordinanza sia stata emanata per accertati casi positivi o/e focolai che si siano creati all’interno delle scuole, e quindi sulla base di oggettivi rilievi statistici ed epidemiologici e in questa ipotesi saremmo i primi a richiederne con urgenza la chiusura, ovvero per mero scopo precauzionale in considerazione dell’aumento dei contagi fuori dall’ambiente scolastico e/o per difficoltà, in diversi ambiti, nella gestione circa l’adozione di tutte le misure imposte dai protocolli nazionali (distanziamento, sanificazione, screening di massa, tracciamento dei contatti, ritardi nel processamento di tamponi ect)”.

“Contrariamente e laddove non ci sia un documentato allarme epidemiologico, l’unico rischio concreto che si verrebbe a determinare con la chiusura delle scuole consisterebbe nel grave danno formativo, educativo e sociale, idoneo a comportare ricadute e lacune nell’apprendimento degli alunni, soprattutto per quelli nella fascia dalla scuola dell’infanzia al primo anno della secondaria di primo grado, dove l’attività didattica in presenza risulta essere insostituibile come forma di apprendimento con qualsiasi altra alternativa o surrogato come la DAD”.

“Il suddetto danno risulterebbe peraltro devastante, se non addirittura irreversibile, per quegli alunni rientranti tra le fasce deboli della popolazione, appartenenti a famiglie non in possesso di strumenti intellettuali e/o materiali tali da garantire loro un idoneo sostegno scolastico domestico. Sono tanti gli alunni che per tali motivi addirittura non partecipano alle lezioni a mezzo DAD, il che rappresenta un grave pregiudizio per l’intero sistema scolastico e per il fine al quale lo stesso è costituzionalmente sotteso”.

“Tra l’altro, non si comprende perché anche nelle regioni in zona rossa, caratterizzate da un elevato numero di contagi, così come anche prevedeva il DPCM del 03/11/2020, le scuole continuino a svolgere attività didattiche in presenza dalla scuola dell’infanzia, primaria fino al primo anno della secondaria di secondo grado, mentre a Canicattì le scuole debbano rimare chiuse, a maggior ragione adesso che con il nuovo DPCM in vigore dal 29/11/2020 la Sicilia ricade in zona gialla con misure meno restrittive”.

“Con l’adozione della citata ordinanza, non solo non viene adeguatamente salvaguardato il diritto alla salute ma viene negato il diritto all’istruzione. La scuola non può prescindere dall’aspetto sociale, soprattutto per i bambini più piccoli. Come evidenziato da molti esperti, il rischio di contagio per i bambini è molto più basso rispetto a quello relativo agli adulti, mentre il rischio della compromissione degli aspetti cognitivi, emotivi e relazionali conseguenti alla prolungata chiusura delle scuole è molto alto”.

“La scuola è, dopo la famiglia, il luogo di formazione della personalità del bambino, dove vengono forniti gli strumenti necessari per crescere culturalmente, psicologicamente formandosi come soggetti di una comunità, imparando a diventare cittadini, tant’è che il diritto all’istruzione trova espressa tutela costituzionale (ex art. 33 Cost.), oltre a costituire la scuola l’antidoto ad ogni forma di alienazione sociale”.

“Inoltre, riteniamo che la chiusura della scuola, sulla base delle motivazioni del parere nella stessa riportato, non sia la soluzione al contenimento del rischio di contagio ma anzi consideriamo che, oltre all’aggravarsi della situazione epidemiologica per cause esterne agli ambienti scolastici, questo produca gravissime conseguenze su bambini e adolescenti, in termini di dispersione scolastica e d’impatto piscologico, oltre al danno alla salute psicofisica come affermato da numerosi medici nonché da alcuni membri del CTS. È stato, infatti, ampiamente dimostrato attraverso numerosi studi scientifici che anche la sovraesposizione ai dispositivi tecnologici nei bambini fino ai 12 anni, allo stato attuale alimentata da DAD, può condurre allo sviluppo di deficit dell’attenzione e delle funzioni esecutive, a ritardi cognitivi, nonché può condurre alla dipendenza dai suddetti dispositivi. Noi genitori siamo convinti che “la scuola non è un parcheggio”, come qualcuno avrà potuto affermare sui social, bensì il luogo più sicuro, più protetto e controllato, dove vengono adottate precise e severe misure di controllo imposte da protocolli nazionali (mascherina, distanziamento, lavaggio delle mani ect) e dove il personale vigilia sui ragazzi per rispetto delle suddette norme”.

“Il rischio dell’aumento di contagi, al contrario, potrebbe derivare dalla chiusura delle scuole perché molti genitori, non avendo possibilità di lavorare a casa in smart working, sono costretti ad affidare i propri figli a nonni, parenti, baby-sitter e familiari vari, diventando essi stessi veicoli di diffusione del virus, con il conseguente aumento incontrollato di spostamento e di contatti con soggetti fragili, con esiti devastanti in termini di contenimento della pandemia.

Il nostro auspicio è che la scuola possa riaprire le porte ma in sicurezza, con l’applicazione del protocollo d’intesa approvato a livello nazionale per garantire l’avvio dell’anno scolastico nel rispetto delle regole di sicurezza per il contenimento della diffusione di Covid-19, nonché con la trasparenza e la comunicazione delle informazioni da parte del dipartimento di prevenzione sui dati relativi al contagio in ambito scolastico in modo da consentire, attraverso il tracciamento dei contatti, di bloccare eventuali focolai e fare scelte mirate, come l’attivazione della quarantena solo per le classi interessate e non di tutte le scuole”.

“Il nostro timore è che, invece, venga negato il diritto all’istruzione non per effettivi casi di positività (focolai) riscontrati in ambiti scolastici ma per altre motivazioni che non giustificano e non costituiscono i presupposti per l’adozione di una simile misura che riteniamo sproporzionata ed inadeguata. Alla luce delle pregresse considerazioni, siamo pertanto a chiedere una rivalutazione delle circostanze poste alla base dell’ordinanza sindacale con conseguente revoca o/e modifica della stessa e la immediata ripresa in presenza delle attività didattiche”.

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