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Il procuratore Patronaggio lo aveva detto: “Rischio di terroristi sulle barche di migranti”

Il tunisino Brahim Aoussaoui, l’attentatore di Nizza che ha ucciso tre persone, il 20 settembre scorso, una volta sbarcato a Lampedusa, era stato anche indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dalla procura di Agrigento. Proprio dal procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio era arrivato un allarme: “Il pericolo maggiore alla sicurezza pubblica più che dai barconi che partono dalla Libia, proviene dagli sbarchi fantasma che arrivano dalla Tunisia. Gli sbarchi fantasma sono un vero pericolo perché chi arriva così vuole sottrarsi all’identificazione» rappresentando un potenziale rischio nella lotta al terrorismo”. Era il 2 luglio del 2019.

Brahim Aoussaoui, sbarcato a Lampedusa, una volta conclusa la quarantena su una delle navi messe a disposizione dal Ministero dell’Interno, il 9 ottobre era stato trasferito in un centro per migranti a Bari. Il 10, l’ordine di espulsione dal territorio italiano, “con invito a rimpatrio”.  Secondo una prima ricostruzione, sarebbe arrivato in Sicilia, a Palermo, il 10 ottobre, in treno, proprio dalla città pugliese. Poi si è recato ad Alcamo, e nella cittadina trapanese, è rimasto per due settimane, a casa di un amico. Fino a sette giorni fa, prima di partire per la Francia. Quell’amico, un giovane tunisino di 30 anni, è stato rintracciato dalla Digos, portato in questura, e sottoposto ad interrogato.

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