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Omicidio Passafiume. Il Comune non si costituisce parte civile. “La lotta alla mafia non può essere solo di facciata”

A distanza di quasi 30 anni dall’omicidio di Diego Passafiume, avvenuto il 22 agosto del 1993, è iniziato il procedimento penale a carico di Filippo Sciara, accusato di essere l’esecutore materiale del delitto.
Dopo anni di indagini, il Gip di Palermo ha disposto l’effettuazione di ulteriori indagini, che hanno portato al riconoscimento di Sciara – uomo della famiglia di Siculiana – (oggi in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso e omicidio) come colui il quale esplose i colpi di arma da fuoco contro Passafiume, mentre a bordo del veicolo erano presenti donne e bambini, e che lo ha finito con un colpo di fucile al volto rimasto flagellato e irriconoscibile.

Alcuni pentiti di mafia hanno indicato in Giovanni Pollari, uomo d’onore della Bassa Quisquina – nel frattempo deceduto – il mandante.
Diego Passafiume era un piccolo imprenditore di Cianciana che si occupava di movimento terra in un particolare contesto storico e territoriale che vedeva i mafiosi locali interessati ad appalti per i quali pretendevano di stabilire chi dovesse lavorare e a quali condizioni. Il suo rifiuto ad assoggettarsi alle richieste, sancì la sua condanna a morte.

All’udienza preliminare, che si è celebrata innanzi al gup Castiglia, i familiari e l’Associazione ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’ si sono costituiti parte civile al fine di chiedere giustizia per il piccolo imprenditore.

“Particolarmente sconcertante la mancata costituzione di parte civile del Comune di Cianciana” – dichiara Giuseppe Ciminnisi, coordinatore nazionale dei familiari delle vittime di mafia dell’Associazione ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione’ -. Come Associazione noi continueremo a essere vicini ai familiari delle vittime innocenti di mafia, anche allorquando le istituzioni, in particolare quelle politiche, sempre pronte a partecipare a commemorazioni, convegni e passerelle, astenendosi dal costituirsi parte civile abbandonano le vittime, lanciando al contempo un pericoloso messaggio ai mafiosi. La lotta alla mafia non può essere solo di facciata”.

 

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