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Inchiesta “Ponos” su caporalato nell’Agrigentino: sei condanne

Sei condannati nell’ambito dell’inchiesta “Ponos”, che nel novembre dell’anno scorso ha fatto scattare otto fermi, eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale di Agrigento, e del Nucleo ispettorato del lavoro di Villaggio Mosè, per  un’associazione a delinquere su un vasto giro di caporalato, che avrebbe portato a guadagni illeciti per circa un milione di euro, con lo sfruttamento di lavoratori nei campi agrigentini, soprattutto tra Canicattì, Campobello di Licata e Ravanusa.

Il Gup del Tribunale di Palermo, Rosario Di Gioia, ha condannato a 7 anni e 10 mesi di reclusione Vera Cicakova, 60 anni, e a 7 anni e 4 mesi la figlia Veronika, 38 anni (il pubblico ministero della Dda Ilaria De Somma aveva chiesto per entrambe 12 anni di carcere); 2 anni e 4 mesi per Emiliano Lombardino, 47 anni, di Agrigento, residente a Porto Empedocle (3 anni); 3 anni a Giovanni Gurrisi, 42 anni, di Agrigento (5 anni); 3 anni per Neculai Stan, 62 anni, rumeno, residente a Campobello di Licata (6 anni); 1 anno e 4 mesi a Rosario Burgio, 43 anni, di San Cataldo, domiciliato ad Agrigento, (3 anni e 6 mesi). Un settimo imputato, Rosario Ninfosì, 52 anni, di Palma di Montechiaro, ha patteggiato la pena a 2 anni di reclusione.

Nel collegio difensivo, tra gli altri, gli avvocati Daniele Re e Francesco Scopelliti. Nell’inchiesta è coinvolto anche Vasile Mihu di 44 anni, che ha scelto, invece, di essere processato con il rito ordinario. L’operazione, in un primo momento coordinata dalla Procura di Agrigento, e in seconda battuta è finita alla Dda di Palermo.

Nove i coinvolti nell’inchiesta, otto dei quali, sono stati raggiunti da un provvedimento di fermo, e poi dall’ordinanza di custodia cautelare. Vi sarebbe stato un meccanismo di permessi turistici sfruttati per fare arrivare questi lavoratori, che venivano poi privati del passaporto, alloggiati in case procurate dalla stessa organizzazione. L’orario di lavoro era di circa 12 ore al giorno, di cui buona parte notturno: iniziavano alle 3 del mattino, e proseguivano fino alle 17, talvolta anche fino alle 19. Le paghe erano di circa 30 euro lorde al giorno.

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