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Inchiesta “Mosaico” sull’asse Favara-Liegi, i particolari dell’inchiesta

Le indagini della squadra Mobile di Agrigento, con la collaborazione della squadra Mobile di Palermo e della polizia belga, che ha eseguito l’operazione “Mosaico”, su coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, hanno consentito di ricostruire con certezza un primo agguato commesso a Liegi nel settembre 2016 e, da quel momento, almeno una sequela di altri omicidi consumati e tentati (commessi tra Liegi e Favara tra il 2016 ed il 2018).  Dal settembre del 2016 al 2018 la “guerra” per il controllo del traffico di droga e non solo, ha lasciato a terra quattro morti. Due agguati a Liegi in Belgio, costati la vita a Mario Jakelich, ventottenne di Porto Empedocle, e al ristoratore favarese Rino Sorce. Nel primo ferito Maurizio Di Stefano, quarantenne favarese (forse il vero obiettivo dei killer); quindi l’uccisione dell’empedoclino Carmelo Ciffa, assassinato a Favara, il tentato omicidio a colpi di Kalashnikov di Carmelo Nicotra, trentacinquenne favarese, e Maurizio Distafano, e il delitto di Emanuele Ferraro, freddato in via Diaz da un sicario solitario.

I particolari dell’inchiesta sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta in Questura. Presenti il questore di Agrigento, Rosa Maria Iraci, il capo della Mobile Giovanni Minardi, il dirigente della squadra Mobile di Palermo, Gianfranco Minissale e il commissario dello Sco Antonello Gaetano. “Bisogna fare chiarezza. Gli arresti di oggi sono stati eseguiti esclusivamente per il duplice tentato omicidio nei confronti di Maurizio Distefano, e Carmelo Nicotra, avvenuto a Favara – ha detto il dirigente della squadra Mobile, Minardi -. Michelangelo Bellavia durante le perquisizioni effettuate nella notte, è stato trovato in possesso di tre pistole, e un silenziatore. Dobbiamo capire se è di un fucile o di una pistola. Abbiamo sequestrato anche una cospicua somma in denaro”.

“Quasi sicuramente ci saranno ulteriori sviluppi investigativi – ha aggiunto il questore Iraci -. La prova si può formare in dibattimento, possono uscire altri collaboratori di giustizia. Questi episodi hanno creato un creato un particolare allarme sociale, quindi l’importanza dell’operazione non è tanto per il numero degli arrestati, quanto sulla pericolosità del gruppo, e l’allarme sociale che avevano provocato”.

Le indagini sono state ampliate ad un precedente omicidio, quello di Carmelo Bellavia detto “Melo Carnazza” avvenuto nel gennaio del 2015 a Favara, non contestato con la presente inchiesta, ma che probabilmente è risultato essere all’origine della faida sull’asse Favara-Liegi.
Peraltro, nel corso delle attività tecniche, sono state intercettate delle conversazioni tra alcuni degli indagati in cui si fa riferimento a ulteriori due tentati omicidi, seppur mai denunciati, e su cui fino ad ora non sono stati acquisiti decisivi elementi di conferma, ma che sono comunque indicativi della feroce contrapposizione instauratasi all’interno dei due gruppi criminali in conflitto.

Da evidenziare che le investigazioni sono state caratterizzate da un elevatissimo grado di complessità derivante dalla necessità di dover operare in contemporanea in due Stati Europei, l’Italia ed il Belgio, al clima omertoso e di continuo ostacolo alle attività di indagine, che ha permeato ogni singolo evento delittuoso – paradossalmente anche da parte delle stesse vittime e nonostante la gravità dei delitti commessi nei loro confronti – all’efferatezza criminale e allo spessore delinquenziale dei protagonisti.

Oll’origine della  faida si colloca verosimilmente l’omicidio di Carmelo Bellavia, detto “Melu Carnazza”, avvenuto a Favara il 26 gennaio del 2015, su cui le indagini svolte non erano state inizialmente in grado di fare luce. In seguito, a partire dal settembre 2016, tra Favara e Liegi (cittadina belga ove la presenza di oriundi agrigentini, soprattutto favaresi, è particolarmente consistente) si registravano diversi eventi criminosi che appare utile riportare schematicamente.
Peraltro, dalle investigazioni sono stati raccolti elementi che conducono a ritenere che nel medesimo periodo temporale siano stati commessi almeno altri due tentativi di omicidio, mai denunciati ne’ segnalati in alcun modo alle autorità inquirenti, ai danni di Emanuele Ferraro (poi effettivamente ucciso) e di Calogero Bellavia. Per fugare ogni dubbio che si tratti di una vera e propria faida, ancora aperta, tra gruppi criminali spietati, contrapposti tra loro e pronti ad andare avanti fino alla completa eliminazione fisica dei componenti della parte avversa, basti sottolineare, che e’ emerso ripetutamente nel corso delle indagini il proposito da parte degli indagati medesimi, o da soggetti a loro vicini, di continuare nella sequenza omicidiaria, nonostante il rischio di ritorsioni da parte del gruppo avverso e l’attenzione degli organi inquirenti nei loro confronti.

Tutto nasce in seguito alla scissione del gruppo in due fazioni contrapposte e gli eventi omicidiari che ne seguivano, con il progressivo allontanamento dal territorio favarese del gruppo DiStefano, l’illecita attività nel campo degli stupefacenti da parte del gruppo Bellavia – Ferraro, continuava, come si accertava grazie al contenuto inequivocabile delle numerose conversazioni tra presenti registrate a bordo della Renault Modus e del Fiat Fiorino in uso ad Emanuele Ferraro (poi ucciso nel marzo 2018), intercettate tra quest’ultimo, Carmelo Vardaro e Gerlando Russotto. In tali conversazioni i tre discutevano della compravendita di sostanza stupefacente, annotando con cura certosina sia le somme incassate dalle vendite delle dosi agli assuntori, che quelle da destinare agli acquisti, effettuati anche in Belgio, come dimostrato dall’arresto di Carmelo Vardaro, in data 11 febbraio 2018, mentre rientrava in autobus, proprio dal Belgio, trasportando 146,719 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina e 36,313 grammi di marijuana. Tale arresto veniva eseguito ad Agrigento dalla squadra Mobile in flagranza di reato, proprio a riscontro dei numerosi elementi indiziari emersi dalle intercettazioni circa il traffico di stupefacenti dal Belgio ed al fine di interrompere l’azione criminosa in corso e cristallizzare l’effettivo motivo dei viaggi tra i due paesi.

I servizi tecnici subito dopo l’arresto facevano emergere l’interesse di Emanuele Ferraro e Gerlando Russotto nell’importazione dello stupefacente sequestrato, e il loro tentativo di contattare l’autista, per avere notizie circa il mancato arrivo a Favara di Vardaro. Ancora, in diverse circostanze venivano intercettate conversazioni probanti delle palesi e gravi minacce e talvolta violenze  – idonee a configurare il delitto di estorsione –  rivolte da Emanuele Ferraro e Carmelo Vardaro ad alcuni creditori in ritardo nel corrispondere il pagamento dello stupefacente acquistato, come confermato in sede di sommarie informazioni, dagli acquirenti medesimi. Altre condotte estorsive finalizzate al recupero di somme di denaro dovute ai Bellavia per forniture lecite dagli stessi effettuate  sono state ugualmente  ricostruite grazie alle attività di intercettazione ed alle successive attività di riscontro.

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