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Raffadali, ucciso perchè molestava donne: arrestate tre persone

Ammazzato con due colpi di pistola calibro 7,65 perché disturbava donne sposate. Svolta nell’inchiesta sull’omicidio di Pasquale Mangione, 69 anni, ex dipendente del Comune di Raffadali, ucciso il 2 dicembre 2011, in contrada “Modaccamo”, nelle campagne raffadalesi, poi il corpo dilaniato dai cani. Gli agenti della squadra Mobile della Questura di Agrigento, guidati dal dirigente Giovanni Minardi, hanno arrestato tre persone, già note alle forze dell’ordine, con l’accusa di omicidio in concorso.
Le manette ai polsi sono scattate per Roberto Lampasona, 43 anni di Santa Elisabetta, Antonino Mangione, 40 anni di Raffadali, e Angelo D’Antona, 35 anni di Raffadali. Quest’ultimo è stato catturato all’Estero.
Indagati per il delitto uno dei figli della vittima, Francesco Mangiane, titolare di un ristorante a Raffadali, e il presunto boss Francesco Fragapane, di Santa Elisabetta, già condannato a 20 anni di carcere nell’ambito del processo scaturito dal blitz “Montagna”, con l’accusa di essere il capo del nuovo mandamento mafioso della montagna agrigentina.
Il provvedimento è stato firmato dal Gip del Tribunale di Palermo Antonella Consiglio, dietro richiesta del sostituto procuratore della Dda di Palermo Claudio Camilleri. Anche se è stata esclusa l’aggravante mafiosa.
L’omicidio sarebbe stato commissionato dal figlio della vittima, dietro il pagamento di una somma di 10mila euro.
I poliziotti della Mobile, anche grazie alle dichiarazioni di Antonino Mangione (già collaborante nell’ambito dell’operazione della Dia “Kerkent” sul clan guidato dal boss Antonino Massimino), hanno fatto piena luce sul delitto.
Mangione ha di fatto confessato di aver organizzato e anche pianificato l’agguato a Mangione, ucciso con due colpi di pistola, materialmente eseguito da Lampasona e D’Antona.
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