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Smantellata banda di trafficanti di essere umani, eseguiti 14 fermi

Gli investigatori della squadra Mobile di Palermo, e del Servizio centrale operativo, con il coordinamento della Dda palermitana, hanno eseguito un provvedimento di fermo di 18 persone, perlopiù cittadini dell’Eritrea che operavano nelle “cellule” della Lombardia e del Friuli. Trafficanti di essere umani, che continuano ad organizzare viaggi nel Canale di Sicilia, e i loro soldi passano da Milano e da Udine, prima di finire negli Emirati Arabi. Quattordici sono stati prese, altri quattro restano latitanti, probabilmente all’Estero. Restano liberi anche i nuovi signori della tratta, che operano fra la Libia e il Sudan.
Il capo lo chiamano Abduselam, si sa che è un eritreo, ha una trentina d’anni, statura bassa, hanno detto alcuni migranti salvati dalla nave “Diciotti” nell’agosto di due anni fa. Vive in una grande abitazione in località Ash-Shwayrif, dove ha fatto costruire una moschea.

L’inchiesta costituisce la prosecuzione delle operazioni “Glauco I – II – III” condotte tra il 2013 ed il 2017 dalle squadre Mobile di Agrigento e Palermo, che hanno consentito, nel tempo, di individuare ed identificare decine di trafficanti di esseri umani operanti sulla rotta del Mediterraneo centrale, molti dei quali già condannati anche in via definitiva a pesanti pene, e i loro referenti in Italia.
Già nel corso delle indagini precedenti è emerso il ruolo di vertice di Ghermay Ermias – ancora latitante – e proprio dallo sviluppo delle inchieste finalizzate alla sua ricerca, anche attraverso attività di cooperazione internazionale, è stata ricostruita l’associazione a delinquere che operava tra il Centro Africa (Eritrea, Etiopia, Sudan), i paesi del Maghreb (soprattutto la Libia), l’Italia (Lampedusa, Agrigento, Catania, Roma, Udine, Milano), vari paesi del Nord Europa (Inghilterra, Danimarca, Olanda, Belgio e Germania).

Secondo le indagini della polizia a Milano, si troverebbe la base operativa del sistema Hawala, in un bar di via Felice Casati, nella zona di Porta Venezia. “Un tempo – ha spiegato Atta Wehabrebi, il primo pentito della tratta, il metodo Hawala era a Roma, ma poi è cambiato tutto. Così, la maggior parte dei migranti che arrivano dalla Libia adesso vanno a Catania e ad Agrigento, poi direttamente a Milano. Prima, i parenti fanno arrivare a Milano 800 euro, per pagare il viaggio fino in Lombardia. Arrivati a Milano, fanno un’altra Hawala di 1000-1200 euro”.

Il pentito, fino quattro anni fa era un trafficante pure lui, ha spiegato che “la centrale hawala di Roma si era spostata perché c’erano stati degli arresti e tutti avevano paura”.
Lo stesso Atta ha parlato di Abduselam, nell’agosto 2018: “Attualmente, è il capo del traffico di uomini a Tripoli per le partenze da Misurata, soprattutto come riferimento per gli eritrei. A Misurata ci sono circa 25mila persone in attesa di partire e vivono all’interno di hangar molto grandi, dove possono trovarsi anche 1000-1500 persone”.

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