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Agrigento. Il colonnello Pellegrino lascia il Comando provinciale dei Carabinieri

Servizi contro la diffusione del Coronavirus, assistenza alla popolazione durante l’alluvione del 3 novembre 2018, vicinanza al mondo studentesco, lotta alla mafia, operazioni antidroga in tutta la provincia, dieci omicidi scoperti, decine di rapinatori arrestati, discariche abusive scovate e bonificate, tonnellate di cibi mal conservati sottoposti a sequestro. Questi parte dei risultati conseguiti dai Carabinieri del Comando provinciale di Agrigento sotto la guida del colonnello Giovanni Pellegrino, che questa settimana lascia il Comando provinciale dei Carabinieri, trasferito a Roma. Il colonnello Pellegrino, in questi tre anni alla guida del Comando provinciale della Città dei Templi, ha potuto fare proprio il noto motto “possiamo aiutarvi” della Benemerita, solo grazie alla collaborazione delle donne e degli uomini dell’Arma, che hanno dato vita ad un dispositivo moderno, versatile ed efficace che proietta decisamente l’Istituzione verso il futuro, quale fondamentale presidio, ad ordinamento militare, di legalità e sviluppo del territorio.
Ne è prova il lusinghiero bilancio delle principali attività svolte dai Carabinieri in questo triennio in tutta la provincia, altresì con la preziosa collaborazione degli specialisti del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, del Nucleo Ispettorato del Lavoro, del Nucleo Operativo Ecologico e dei Carabinieri Forestali del Centro Anticrimine Natura. Sinergia particolarmente preziosa questa, messa a frutto, recentemente, anche nelle fasi 2 e 3 dell’emergenza coronavirus, con l’effettuazione di controlli a tappeto, disposti dal Ministero dell’Interno, per monitorare le norme sul distanziamento sociale nell’ambito delle attività economiche in ripartenza.
È innegabile che il semestre appena trascorso sia stato caratterizzato da una quasi esclusiva attività di contrasto alla diffusione del virus. Prova ne sono stati gli innumerevoli servizi di controllo del territorio svolti ininterrottamente in tutta la provincia, da Licata a Sciacca, ad Agrigento, come a Cammarata e Canicattì. Ma soprattutto in tutti i centri, grandi e piccoli, che vedono la Tenenza o la Stazione dei Carabinieri come unico presidio di polizia. Migliaia sono state le ore di pattuglia e perlustrazione anti-covid. I militari le hanno infatti effettuate, giorno e notte, nei centri abitati e per le strade, principali e secondarie. Posti di controllo a ripetizione hanno consentito di sottoporre a verifica numerosissimi cittadini, rafforzandone il senso di responsabilità ed inducendoli a rimanere a casa nelle fasi più acute della pandemia.
Nella fase 1 del lockdown, questi sforzi sono stati ampiamente ripagati da un numero molto contenuto dei contagi in tutta la provincia, segno tangibile che le misure hanno funzionato, anche grazie alla rete dei controlli dei Carabinieri, che continuano a dare il loro contributo anche nelle successive fasi di verifica del distanziamento sociale.
Nonostante il grande impegno profuso per la pandemia, i brillanti risultati operativi non sono mancati. Qui di seguito, un sintetico resoconto delle più importanti operazioni condotte dall’Arma agrigentina tra il 2017 ed oggi.  Prima di tutto, vi è il fronte della lotta mafia. Una particolare menzione merita l’attività di contrasto di tipo patrimoniale che ha colpito al cuore il funzionamento delle organizzazioni criminali, ostacolandone le fonti di finanziamento. Nell’ambito della nota Operazione “Montagna”, il 22 gennaio 2018, i Carabinieri del Reparto Operativo di Agrigento hanno infatti decapitato i vertici di tre mandamenti mafiosi e di 16 famiglie ad essi collegate. Nella circostanza, sono scattati i sigilli a carico di alcune società riconducibili a Cosa nostra, per un valore di oltre un milione di euro e sono stati sequestrati ben 537 mila euro in contanti rinvenuti durante il blitz. Alla vasta operazione, hanno fatto poi seguito, il 29 giugno 2018, gli esiti di successive attività investigative condotte dai militari del Reparto Operativo che hanno ulteriormente cristallizzato le condotte degli indagati della citata operazione, con l’arresto di ulteriori dieci elementi di spicco ritenuti al vertice dei tre mandamenti e delle 16 famiglie mafiose ad essi collegate, che si sono giunti ai 59 affiliati già assicurati alla Giustizia il precedente 22 gennaio. Inoltre, il conseguente insediamento di una Commissione d’indagine prefettizia presso uno dei Comuni montani interessati, ne ha portato, il successivo 2 agosto, allo scioglimento per infiltrazioni mafiose.
L’attività d’indagine denominata “Assedio”, svolta dalla Compagnia di Licata in collaborazione con il Nucleo Investigativo Carabinieri di Agrigento era stata avviata nell’ottobre 2017 sotto la direzione della Dda di Palermo ed
ha permesso di individuare e neutralizzare i componenti di un gruppo mafioso attivo su Licata e dintorni. Nel giugno
2019, i militari hanno infatti eseguito 9 fermi di indiziato di delitto per associazione di tipo mafioso armata, finalizzata
alle estorsioni e alla turbativa di appalti pubblici. Sono stati documentati nell’occasione numerosi incontri e riunioni
segrete fra tutti gli affiliati del sodalizio e “capi famiglia” locali, nonché episodi di estorsione aggravati dalla forza di
intimidazione del vincolo associativo.
A seguire, nell’agosto 2019, vi è stata un’altra attività antimafia, denominata “Halycon”. Ad operare questa volta il Ros con la collaborazione della Compagnia di Licata. L’indagine, avviata nei primi mesi del 2016 sempre sotto la direzione della Dda di Palermo, ha permesso di individuare e neutralizzare i componenti di un’associazione mafiosa attiva anch’essa nel licatese. In questo caso 7 sono state le ordinanze di custodia cautelare eseguite.
Numerose sono state poi le armi da fuoco, anche da guerra, nella verosimile disponibilità della criminalità organizzata, tolte dalla strada a seguito di mirate perquisizioni, per poi essere distrutte.
Non va poi dimenticato che il territorio provinciale, negli ultimi tre anni, è stato teatro di ben 12 omicidi per i quali hanno proceduto i Carabinieri. Per dieci di essi, grazie ad un immediato e certosino lavoro investigativo, supportato dai tecnici del RIS nella delicata fase di repertamento sulla scena del crimine, i responsabili e i loro complici sono stati tutti celermente identificati ed assicurati alla Giustizia. Per gli ultimi due, avvenuti recentemente, sono in atto serrate e proficue indagini.
Inoltre, nel 2018, gli investigatori dell’Arma hanno scoperto anche un ulteriore omicidio. Uno di quei casi irrisolti, annoverabili tra i cosiddetti cold case, in cui i militari, mai domi, hanno riesumato datati fascicoli impolverati, hanno indagato, hanno fatto analizzare agli specialisti delle investigazioni scientifiche vecchie tracce biologiche, fino ad arrestare, dopo oltre 25 anni, l’autore di un omicidio di mafia commesso nel 1993 ai danni di un imprenditore che si era ribellato al pizzo imposto da Cosa nostra.
Incessante è stata anche l’attività preventiva e repressiva sviluppata in ogni angolo della provincia per contrastare, con ripetuti blitz, spesso ad alto rischio, l’allarmante fenomeno dello spaccio, anche a giovanissimi, di droghe di varia natura. L’ultimo in ordine di tempo risale alla mattina di mercoledì 3 giugno u.s., quando i Carabinieri, impegnati in uno dei numerosi servizi di controllo anti-covid in occasione della riapertura dei flussi tra le Regioni, hanno intimato l’alt ad un camion che trasportava animali vivi e che transitava sulla Ss 115 a Realmonte. Dalla accurata perquisizione è saltata fuori cocaina. Non poche dosi, bensì due chili e mezzo di polvere bianca purissima, del valore di oltre 500 mila euro, molto probabilmente destinata ad invadere, come un fiume in piena, i locali della movida estiva. Due i trafficanti arrestati.
Numerosi sono stati comunque anche gli altri spacciatori ammanettati in provincia, nelle principali piazze della movida, nei pressi di istituti scolastici, come nelle aree più periferiche e abbandonate, con ingenti quantitativi di droga sequestrati. Numerose sono state infatti le operazioni di servizio che hanno permesso di sgominare pericolosi sodalizi criminali che controllavano le zone più inaccessibili dei centri storici, trasformate ormai da tempo in piazze sicure di spaccio e di consumo di sostanza stupefacente. In provincia, le operazioni “Piazza Pulita” e “Piazza Pulita 2” ad Agrigento, “Fortino” a Favara, “White beach” sull’isola di Lampedusa, “Capolinea” a Licata, “Bazar” a Ribera rappresentano solo le principali attività investigative che hanno permesso a quelle cittadinanze di riappropriarsi di parte dei loro centri storici. In particolare, la brillante operazione piazza pulita, svolta dai militari della Compagnia di Agrigento sotto il prezioso coordinamento della locale Procura della Repubblica, ha permesso di smantellare una cellula straniera costituita da pusher, che avevano di fatto occupato i vicoli intorno a Piazzetta Ravanusella e a Via Vallicaldi, in pieno centro storico, riversandovi significativi quantitativi di droga ed agendo con sfrontatezza ed inaudita violenza.
L’attività di contrasto al fenomeno del lavoro “nero”, svolta in collaborazione con i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, ha permesso in tutto di individuare, nel triennio, circa 500 lavoratori irregolari, nell’ambito di altrettanti accessi ispettivi, con oltre un milione di euro di sanzioni comminate.
Inoltre, sono stati eseguiti ripetuti arresti, anche recenti, nei principali centri della provincia, per quanto riguarda i furti di energia elettrica e acqua commessi da privati ai danni di pubbliche società. Risale all’ottobre scorso infatti l’operazione “Free water”, con la quale a Licata sono state arrestate in un colpo solo, in flagranza di reato, 24 persone, tutte residenti nello stesso quartiere, responsabili della sottrazione fraudolenta di acqua ai danni del gestore pubblico.
Eclatante è stato altresì il blitz condotto a Naro in una manciata di secondi, con il quale i Carabinieri hanno posto fine ad una vera e propria segregazione ai danni di un 30enne con difficoltà cognitive da parte di due coniugi suoi tutori.
Ancora vivo è inoltre il ricordo dell’operazione codice rosa, partita, a Menfi, dall’intuizione di uno zelante equipaggio del Pronto Intervento della Compagnia di Sciacca, il quale, insospettitosi per la presenza a bordo del veicolo condotto da un 60enne di una adolescente di appena 13 anni, ha voluto vederci chiaro. Grazie al prezioso e caparbio coordinamento della Procura della Repubblica saccense, un mese di serrate indagini ha così portato all’arresto di 5 uomini tra i 24 e i 68 anni, ritenuti responsabili di averne ripetutamente abusato.
Sotto il coordinamento delle relative Procure della Repubblica, è inoltre scesa in campo una vera e propria task force composta da Carabinieri territoriali e dagli specialisti dell’Arma. Infatti, continua è stata anche l’attività di monitoraggio di ogni forma di inquinamento ambientale ad opera dei Carabinieri territoriali e dei colleghi del Nucleo
Operativo Ecologico e del Centro Anticrimine Natura, con il controllo di oltre 100 discariche abusive di rifiuti di vario genere, anche pericolosi, 13 delle quali sequestrate per la conseguente successiva bonifica (tra queste la maxi discarica della zona industriale di Agrigento, da anni meta di scaricatori seriali di rifiuti). Ed ancora il maxi controllo ambientale che ha interessato, con telecamere disseminate ovunque, l’intera provincia ed Agrigento in particolare, con il sequestro di cumuli di rifiuti e discariche abusive e con sanzioni da 600 euro per ogni abbandono illecito di rifiuti, per un ammontare totale di oltre 210 mila euro complessive di sanzioni recapitate a casa delle persone immortalate dalle telecamere a gettare rifiuti per strada.
Sistematica è stata inoltre l’azione svolta dai Carabinieri in materia di abusivismo edilizio, con un vero e
proprio dispositivo a tappeto per contribuire a dare esecuzione alla stringente attività di monitoraggio in materia,
disposta dall’Autorità Giudiziaria.
Decine sono stati poi gli esercizi pubblici e di ristorazione oggetto di verifiche ed anche di provvedimenti sanzionatori per circa 300 mila euro per inadeguatezza dei requisiti minimi sanitari, con il sequestro di oltre 5 tonnellate di alimenti mal conservati, effettuato unitamente ai Carabinieri del NAS e del Centro Anticrimine Natura. Come anche, serrati sono stati i controlli alle sale giochi con decine di slot machine sequestrate e centinaia di migliaia di euro di sanzioni elevate ai gestori irregolari.
Circa 2000 sono state infine, in tutto il triennio, le persone complessivamente arrestate. Risultati conseguiti dai Carabinieri durante gli innumerevoli servizi di controllo del territorio, di giorno e di notte, talvolta anche con l’ausilio delle unità antiterrorismo, note come Squadre Operative di Supporto. Con quasi 400 mila ore di pattuglie e perlustrazioni svolte in tre anni, che hanno portato al controllo di circa 250 mila soggetti e di 200 mila veicoli.
Ininterrotta è stata inoltre, come detto, l’opera di soccorso in mare e a terra ai numerosi migranti sbarcati sulle nostre coste o sulle isole Pelagie. Ma altresì puntuale è stato l’arresto, in diverse operazioni, avviate sotto la direzione delle Procure della Repubblica di Agrigento e Sciacca, di scafisti e favoreggiatori dell’immigrazione clandestina.
Come non va dimenticato l’enorme sforzo dei Carabinieri della provincia di Agrigento il 4 novembre 2018, quando una gravissima alluvione colpì duramente il territorio. Nella circostanza, centinaia di Carabinieri, su disposizione del Comandante provinciale, si riversarono tra le strade allagate, salvando decine di vite e dando assistenza a chiunque ne avesse bisogno.
In tutto questo, al Colonnello Pellegrino non è sfuggita la consueta attenzione al mondo giovanile. A quegli stessi studenti che hanno risposto pienamente all’appello del Comandante di rimanere a casa durante il lockdown, dimostrando grande senso di responsabilità. Quasi quindicimila i ragazzi della provincia hanno incontrato in questi tre anni l’Ufficiale, nell’ambito del noto progetto di diffusione della cultura della legalità, per il quale sono stati organizzati interessanti momenti di riflessione tenuti dai Capitani di Agrigento, Sciacca, Licata, Cammarata e Canicattì sui temi più cari ai ragazzi. Si è discusso infatti di bullismo, cyberbullismo, droga, guida sicura, violenza di genere, ludopatia e rispetto dell’ambiente.
Infine, il profondo legame con le comunità di tutta la provincia di Agrigento. Un rapporto vitale di reciproco scambio che si è visto rappresentare plasticamente, non solo nel quotidiano, ma anche il 5 giugno del 2018 e 2019 (quest anno ovviamente non è stato possibile) quando i Carabinieri, per decisione del Comandante provinciale, hanno celebrato, tra ali di folla, la Festa dell’Arma, schierando militarmente, il primo anno sotto il Tempio di Giunone, il secondo sotto quello della Concordia, schiere di militari in Grande Uniforme.
Il colonnello Pellegrino esprime tutta la sua gratitudine alla stampa locale e a tutte le comunità dell’intera provincia agrigentina per l’ospitalità e la simpatia dimostrate, anche in questi tre anni, nei confronti dell’Arma dei Carabinieri e formula al suo successore, il colonnello Vittorio Stingo, i migliori auguri di un proficuo e sereno lavoro.
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