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Mafia, per capomafia Falsone niente colloqui visivi o videoconferenza con il fratello

E’ stato rigettato il ricorso del boss di Cosa nostra agrigentina, Giuseppe Falsone, “Ling Ling”, detenuto al 41 bis al carcere di Novara, di effettuare colloqui visivi o con videoconferenza con il fratello Calogero, anche lui detenuto, che sta scontando una condanna a 13 anni e 6 mesi di reclusione per tentato omicidio. Lo ha deciso la Cassazione.

Già con un primo provvedimento, lo scorso anno, il Tribunale di Sorveglianza di Torino aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal capomafia di Campobello di Licata, catturato dopo oltre dieci anni di latitanza nell’estate del 2010 in Francia, avverso la decisione del Magistrato di Sorveglianza di Novara.

Rilevava il Tribunale, che l’Amministrazione penitenziaria non poteva sostenere i costi degli spostamenti del boss per fargli effettuare colloqui visivi, e che la videoconferenza (prevista, peraltro, solo per ragioni di giustizia e non per intrattenere rapporti familiari) non era realizzabile.

Giuseppe Falsone, che sta scontando l’ergastolo, attraverso il suo legale, l’avvocato Angela Porcello, aveva chiesto l’annullamento del 41 bis. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma, pronunciandosi alcuni giorni fa, ha rigettato il reclamo.

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