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Canicattì, bastonate e pietrate per un terreno conteso: tre condanne ridotte

I giudici della terza sezione penale della Corte di Appello di Palermo, presieduta da Antonio Napoli, accogliendo l’appello dei difensori, ha riformato la sentenza emessa dal Tribunale di Agrigento il 17 giugno del 2019, nei confronti di Vincenzo Scaccia di 32 anni, di Canicattì (difeso dall’avvocato Angela Porcello nella foto), e di Giuseppe e Antonino Favarò, rispettivamente di 51 e 28 anni, (difesi dall’avvocato Giovanni Salvaggio). I tre avrebbero bastonato e preso a pietrate, ed intimidito per convincerli a lasciare un terreno un padre e i due suoi figli.

In primo grado i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, avevano inflitto tre anni di reclusione a Giuseppe Favarò; 3 anni e 2 mesi al figlio Antonino e 2 anni e 8 mesi a Scaccia. L’accusa di estorsione, contestata a tutti gli imputati, è stata riqualificata in violenza privata. Decisa condanna anche per i reati di danneggiamento e lesioni aggravate. All’origine del contrasto la contesa di un terreno di Ravanusa.

Più precisamente la Corte d’Appello ha assolto Scaccia e i Favarò dal reato di danneggiamento, ed ha riqualificato il tentativo il reato di violenza privata aggravata, con esclusione dell’aggravante, e ha rideterminato la pena complessiva in 1 anno di reclusione per Scaccia, e 1 anno e 6 mesi per i Favarò, con concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena.

Gli imputati erano originariamente accusati del reato di estorsione, poi riqualificato in violenza privata aggravata e in danneggiamento aggravato in primo grado, ed oggi in ipotesi tentata. Qualificazione delle condotte che ha determinato un’ampia riduzione di pena.

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