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Agrigento, cerimonia sobria per l’anniversario dell’Arma dei carabinieri. Il bilancio

 In considerazione delle restrizioni sull’emergenza epidemica del Coronavirus, la celebrazione per la festa dell’’Arma dei Carabinieri, 206° anniversario della sua fondazione, si è tenuta in forma ridotta. Ad Agrigento breve e sobria cerimonia all’interno della caserma “Biagio Pistone”, sede del Comando provinciale. Ha preso parte il prefetto di Agrigento, Maria Rita Cocciufa e il comandante provinciale, colonnello Giovanni Pellegrino.

Dopo la deposizione di una corona di alloro presso la lapide commemorativa dedicata al maresciallo maggiore Giuliano Guazzelli, a simbolo di tutti i Caduti dell’Arma, è stato osservato un minuto di raccoglimento sulle note del silenzio d’ordinanza. L’anniversario della fondazione dell’Arma dei carabinieri è, naturalmente, anche il momento del “tradizionale” bilancio che è stato definito “lusinghiero” delle principali attività svolte, anche quest anno, dalle donne e dagli uomini dell’Arma in tutta la provincia, altresì con la preziosa collaborazione degli specialisti del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità, del Nucleo Ispettorato del Lavoro, del Nucleo Operativo Ecologico e dei Carabinieri Forestali del Centro Anticrimine Natura.
Sinergia particolarmente preziosa questa, messa a frutto anche nelle “fase2” e “fase3” dell’emergenza Coronavirus, con l’effettuazione di controlli a tappeto, disposti dal Ministero dell’Interno, per monitorare le norme sul distanziamento sociale nell’ambito delle attività economiche in ripartenza.

È innegabile che una buona porzione di quest ultimo semestre sia stata caratterizzata da una quasi esclusiva attività di contrasto alla diffusione del virus. Prova ne sono stati gli innumerevoli servizi di controllo del territorio svolti ininterrottamente in tutta la provincia, da Licata a Sciacca, ad Agrigento, come a Cammarata e Canicattì.
Ma soprattutto in tutti i centri, grandi e piccoli, che vedono la Tenenza o la Stazione dei Carabinieri come unico presidio di polizia. Migliaia sono state le ore di pattuglia e perlustrazione anti Covid.
I militari le hanno infatti effettuate, giorno e notte, nei centri abitati e per le strade, principali e secondarie. Posti di controllo a ripetizione hanno consentito di sottoporre a verifica numerosissimi cittadini, rafforzandone il senso di responsabilità ed inducendoli a rimanere a casa nelle fasi più acute della pandemia. Al momento, gli sforzi sembrano essere ripagati da un numero molto contenuto dei contagi in tutta la provincia, segno tangibile che le misure hanno funzionato.

Nonostante il grande impegno profuso per la pandemia, anche nell’ultimo anno solare, i brillanti risultati operativi non sono mancati. Nella lotta alla mafia, emerge l’attività d’indagine denominata “Assedio”, svolta dalla Compagnia di Licata in collaborazione con il Nucleo Investigativo Carabinieri di Agrigento era stata avviata nell’ottobre 2017 sotto la direzione della Dda di Palermo, che ha permesso di individuare e neutralizzare i componenti di un gruppo mafioso attivo su Licata e dintorni.
Nel giugno 2019, i militari hanno infatti eseguito 9 fermi di indiziato di delitto per associazione di tipo mafioso armata, finalizzata alle estorsioni e alla turbativa di appalti pubblici. Sono stati documentati nell’occasione numerosi incontri e riunioni segrete fra tutti gli affiliati del sodalizio e “capi famiglia” locali, nonché episodi di estorsione aggravati dalla forza di intimidazione del vincolo associativo.
A seguire, nell’agosto 2019, vi è stata un’altra attività antimafia, denominata “Halycon”. Ad operare questa volta il Ros con la collaborazione della Compagnia di Licata. L’indagine, avviata nei primi mesi del 2016 sempre sotto la direzione della Dda di Palermo, ha permesso di individuare e neutralizzare i componenti di un’associazione mafiosa attiva anch’essa nel licatese. In questo caso 7 sono state le ordinanze di custodia cautelare eseguite.

Non va poi dimenticato che il territorio provinciale, negli ultimi 12 mesi, è stato teatro di ben 5 omicidi per i quali hanno proceduto i Carabinieri. Per quattro di essi, grazie ad un immediato e certosino lavoro investigativo, supportato dai tecnici del Ris nella delicata fase di repertamento sulla scena del crimine, i responsabili e i loro complici sono stati tutti celermente identificati ed assicurati alla Giustizia. Per un quinto, avvenuto nei primi giorni dello scorso mese di aprile a Lucca Sicula, sono in atto serrate indagini.

Incessante è stata anche l’attività preventiva e repressiva sviluppata in ogni angolo della provincia per contrastare, con ripetuti blitz, spesso ad alto rischio, l’allarmante fenomeno dello spaccio, anche a giovanissimi, di droghe di varia natura. L’ultimo in ordine di tempo è freschissimo e risale alla mattina di mercoledì 3 giugno, quando i Carabinieri, impegnati in uno dei numerosi servizi di controllo anti Covid in occasione della riapertura dei flussi tra le regioni, hanno intimato l’alt ad un camion che trasportava animali vivi e che transitava sulla Ss 115 a Realmonte.
Dalla accurata perquisizione è saltata fuori cocaina. Non poche dosi, bensì due chili e mezzo di polvere bianca purissima, del valore di oltre 500 mila euro, molto probabilmente destinata ad invadere, come un fiume in piena, i locali della “movida” estiva. Due i trafficanti arrestati.

Numerosi sono stati comunque anche gli altri spacciatori ammanettati in provincia, nelle principali piazze della “movida”, nei pressi di istituti scolastici, come nelle aree più periferiche e abbandonate, con ingenti quantitativi di droga sequestrati.
Numerose sono state infatti le operazioni di servizio che hanno permesso di sgominare pericolosi sodalizi criminali che controllavano le zone più inaccessibili dei centri storici, trasformate ormai da tempo in piazze sicure di spaccio e di consumo di sostanza stupefacente.
In provincia, durante il secondo semestre del 2019, le operazioni “Piazza Pulita 2” ad Agrigento, “Fortino” a Favara, “White beach” sull’isola di Lampedusa, “Capolinea” a Licata e la recentissima “Bazar” a Ribera rappresentano solo le principali attività investigative che hanno permesso a quelle cittadinanze di riappropriarsi di parte dei loro centri storici.
Ad esse vanno altresì aggiunti i costanti controlli preventivi e repressivi delle pattuglie che hanno ottenuto l’importante obiettivo di regolarizzare la “movida” dei principali luoghi di aggregazione giovanile in ambito provinciale, in particolare ad Agrigento.

Per dare in materia una cifra distintiva dello sforzo sinora compiuto, sono, in tutto, 90 gli spacciatori arrestati negli ultimi dodici mesi, 107 i denunciati a piede libero, 266 le persone segnalate alla Prefettura per fare uso di droga, oltre 60 i chilogrammi di sostanza recuperata (gli ultimi due chili e mezzo di cocaina risalgono appunto a due giorni fa), oltre a 444 piante di marijuana sequestrate e distrutte.

Per quanto concerne i reati predatori, ben 5 sono stati i rapinatori assicurati alla Giustizia. Per altri 12 è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica. Particolare menzione merita l’arresto in flagranza di 3 soggetti per un colpo messo in atto nel febbraio scorso presso un istituto di credito di Raffadali, quando, un’indagine lampo dei Carabinieri di Agrigento ha permesso di sgominare una banda di malviventi e di recuperare contestualmente l’intero bottino di 50 mila euro, grazie anche alla preziosa collaborazione della cittadinanza.
Pressoché ovunque i Carabinieri sono riusciti a far scattare le manette ai polsi nei confronti di 54 ladri sorpresi a colpire in abitazioni, tabaccherie, gioiellerie o distributori di carburante. Segno evidente questo che la rete dei controlli e del pronto intervento dell’Arma funziona.

Ai Carabinieri non è sfuggito però nemmeno l’odioso fenomeno del caporalato in alcuni centri della provincia. L’attività d’indagine denominata “Ponos”, svolta dalla Compagnia di Agrigento in collaborazione con il locale Nucleo Ispettorato del Lavoro ed avviata nel maggio 2019 sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, ha permesso di individuare e neutralizzare i componenti di un sodalizio criminale operante nelle campagne tra il Capoluogo e Licata, allo scopo di immettere illegalmente sul territorio nazionale oltre cento cittadini dell’est europeo, impiegati quali braccianti agricoli, in condizioni di grave sfruttamento. Nel novembre scorso sono stati infatti eseguiti 9 fermi di indiziato di delitto per associazione per delinquere finalizzata alla illecita intermediazione ed allo sfruttamento del lavoro, nonché di violazione delle disposizioni contro l’immigrazione clandestina.

A questa brillante operazione va aggiunto anche il blitz di Ribera che ha portato alla denuncia di un datore di lavoro irregolare durante la raccolta delle arance e all’arresto di un extracomunitario con pendenze con la Giustizia.
L’attività di contrasto al fenomeno del lavoro “nero”, svolta in collaborazione con i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, ha permesso in tutto di individuare, in appena un anno, 315 lavoratori irregolari, nell’ambito di ben 155 accessi ispettivi, con oltre 525 mila euro di sanzioni comminate.

Inoltre, sono stati eseguiti ripetuti arresti, anche recenti, nei principali centri della provincia, per quanto riguarda i furti di energia elettrica e acqua commessi da privati ai danni di pubbliche società. Risale all’ottobre scorso infatti l’operazione “Free water”, con la quale a Licata sono state arrestate in un colpo solo, in flagranza di reato, 24 persone, tutte residenti nello stesso quartiere, responsabili della sottrazione fraudolenta di acqua ai danni del gestore pubblico.
Davvero eclatante è stato il blitz condotto a Naro in una manciata di secondi, con il quale i Carabinieri hanno posto fine ad una vera e propria segregazione ai danni di un 30enne con difficoltà cognitive da parte di due coniugi suoi tutori.

Continua poi è stata anche l’attività di monitoraggio di ogni forma di inquinamento ambientale ad opera dei Carabinieri territoriali e dei colleghi del Nucleo Operativo Ecologico e del Centro Anticrimine Natura, con il controllo di oltre 100 discariche abusive di rifiuti di vario genere, anche pericolosi, 13 delle quali sequestrate per la conseguente successiva bonifica. Al riguardo, a fronte di quasi 90 mila metri quadrati di aree interessate da sequestro, ne sono già stati bonificati 25 mila da parte degli enti preposti.

Sono stati una cinquantina gli illeciti penali contestati e circa una decina quelli amministrativi per abbandono illegale di rifiuti, per un ammontare complessivo di oltre 8 mila euro di sanzioni.
Decine sono stati poi gli esercizi pubblici e di ristorazione oggetto di verifiche ed anche di provvedimenti sanzionatori per oltre 70 mila euro, con il sequestro di oltre 5 tonnellate di alimenti mal conservati, effettuato unitamente ai Carabinieri del Nas e del Centro Anticrimine Natura.
Ben 670 sono state infine, in tutto l’anno 2019, le persone complessivamente arrestate, cui se ne aggiungono altre 200 in questi primi cinque mesi del 2020.

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