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Inchiesta “Sorella Sanità”, indagato deputato agrigentino. “Io estraneo ai fatti”

L’inchiesta sulle presunte mazzette nella sanità siciliana, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo, guidato dal colonnello Gianluca Angelini, e denominata “Sorella Sanità” coinvolge anche manager di aziende molto note del settore delle forniture sanitarie.
Indagato a piede libero anche il deputato regionale agrigentino Carmelo Pullara, eletto nella lista “Idea Sicilia popolari e autonomisti Musumeci presidente”, oggi è componente della commissione regionale antimafia e vice presidente della commissione sanità: è accusato di turbativa d’asta, avrebbe sollecitato Damiani ad aiutare una ditta, in cambio il manager gli avrebbe chiesto aiuto per la sua nomina.

“Sono estraneo ai fatti e non ho ricevuto alcun avviso di garanzia” – chiarisce, con un comunicato stampa, il deputato regionale Carmelo Pullara.

La vicenda nasce il 17 ottobre 2018 quando viene intercettata una conversazione tra Salvatore Manganaro, faccendiere di Canicattì arrestato questa mattina, e l’attuale vertice dell’Asp di Trapani Damiani, in cui il primo riferisce di esser stato contattato dal deputato per un appoggio all’impresa sopraindicata. Damiani, all’epoca, era in cerca di sponsor politici per la nomina (poi avvenuta) a dg dell’Asp di Trapani. “Manganaro consigliava – si legge nel provvedimento del Gip – con la solita spregiudicatezza, a Damiani di vendersi il culo se quello poteva fare qualcosa per lui nell’ottenere la nomina a Direttore Generale”

La gara però non va a buon fine ma Damiani decideva comunque di tenersi buono per il futuro il Pullara, che avrebbe sempre potuto tornargli utile. Osserva il Gip: “In relazione a tali fatti viene contestato anche al Pullara il reato di turbativa d‘asta ed al Damiani quello di istigazione alla corruzione. Si tratta di una raccomandazione rivolta dal politico, sponsor della ditta Manutencoop, per una raccomandazione politica al fine di ottenere l’agognato incarico.
Certamente la condotta del Damiani era idonea allo scopo, tenuto conto della qualità del destinatario e del contesto in cui è stata formulata sicché ricorre esattamente l’istigazione alla corruzione prevista e punita dalla norma invocata. Non così, invece, per il Pullara che, parimenti, si è reso responsabile di una istigazione alla manipolazione della gara in oggetto, che però non è punibile ai sensi dell’art. 115 c.p., essendosi trattato di una sollecitazione non accolta, come evidenziato dai dialoghi già sopra riportati, e non avvenuta in pubblico”.

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