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Agrigento, emergenza Coronavirus: rinviato processo “Kerkent”

Rinviata d’ufficio dal Gup del Tribunale di Palermo, Fabio Pilato, l’udienza del processo scaturito dalla maxi inchiesta antimafia “Kerkent”, condotta in “campo” dal personale della Dia di Agrigento, che il 4 marzo dell’anno scorso, ha disarticolato la ricostruita famiglia mafiosa di Agrigento, con a capo il boss Antonio Massimino.
Scrive il giudice: “per le misure straordinarie ed urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da Covid-19”. Prossima udienza 30 marzo prossimo. In quella data è prevista l’inizio della requisitoria dei Pubblici ministeri, per i 28 imputati che hanno scelto il rito abbreviato.
Sono il capomafia di Agrigento e Villaseta Antonio Massimino, 51 anni, e il figlio Gerlando Massimino, 31 anni. E poi ancora Sergio Cusumano, 56 anni; James Burgio, 27 anni;   Alessio Di Nolfo, 33 anni; Salvatore Capraro, 30 anni; Marco Davide Clemente, 27 anni; Fabio Contino, 40 anni; Francesco Di Stefano, 42 anni; Salvatore Ganci, 47 anni; Daniele Giallanza, 47 anni; Eugenio Gibilaro, 54 anni; Pietro La Cara, 42 anni; Domenico La Vardera, 38 anni; Domenico Mandaradoni, 30 anni; Antonio Messina, 61 anni; Giuseppe Messina, 32 anni; Valentino Messina, 46 anni; Liborio Militello, 52 anni; Gregorio Niglia, 36 anni; Andrea Puntorno, 42 anni; Calogero Rizzo, 48 anni; Francesco Romano, 33 anni; Vincenzo Sanzo, 37 anni; Attilio Sciabica, 31 anni; Luca Siracusa, 43 anni; Francesco Vetrano, 34 anni e Giuseppe Tornabene, 36 anni.
Le accuse, a vario titolo, sono associazione mafiosa, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti (aggravate dal metodo mafioso), detenzione abusiva di armi, sequestro di persona a scopo di estorsione aggravato, e danneggiamento mediante incendio. Figura centrale dell’inchiesta Antonio Massimino, recentemente condannato a sette anni e quattro mesi, e con lui il nipote, perché trovati in possesso di un mini arsenale. Sarebbe stato il boss, dopo essere tornato in libertà, a riorganizzare la famiglia mafiosa di Agrigento, realizzando una “rete” di spaccio.

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