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Agrigento, sequestro di beni milionario a imprenditore

La polizia di Stato e la Guardia di finanza di Agrigento hanno eseguito un rilevante sequestro patrimoniale, con decreto emesso dal Tribunale -misure di prevenzione di Agrigento, su proposta del questore Rosa Maria Iraci, riguardante diversi beni immobili, tra cui un centro commerciale, autovetture, conti correnti e gioielli, per 8 milioni e 700 mila di euro, a carico del noto imprenditore di Agrigento, Giuseppe Burgio, operante nel settore della grande distribuzione alimentare.
I dettagli dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta stamani in Questura, ad Agrigento. Presenti il questore Rosa Maria Iraci, il Primo dirigente della Divisione Polizia Anticrimine Alessandro Milazzo, il commissario capo
Angelo Cascino, il comandante della Guardia di finanza di Agrigento, Pietro Maggio, e il tenente colonnello del Nucleo di polizia economica e finanziaria delle Fiamme gialle Giuseppe Dell’Anna.
Apposti i sigilli a cinque immobili, fra Agrigento, Porto Empedocle, Palermo e Gela per un valore di 5.247.000 euro. In particolare: un appartamento di 12 vani in via Minerva ad Agrigento; un appartamento di 5 vani sempre in via Minerva; un complesso immobiliare destinato a Centro commerciale “Le Rondini” situato lungo la strada statale 115 a Porto Empedocle; un fabbricato incompleto, destinato a centro commerciale, in via Venezia a Gela e un appartamento di 2 vani e un terrazzo in vicolo Morici a Palermo, zona Ucciardone;  15 autoveicoli dal valore complessivo all’acquisto di 198 mila euro; gioielli e preziosi dal valore complessivo all’acquisto di 21.288 euro e 11 rapporti bancari-assicurativi-di investimento dal valore di 65 mila euro. E’ stato quantificato sulla base delle attuali rivalutazioni previste dall’osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del territorio a circa 8.700.000 euro.
Il procedimento di prevenzione era stato avviato, su proposta del Questore di Agrigento nel 2016. Proprio allora, il questore aveva presentato al Tribunale di Agrigento una richiesta di misura di prevenzione personale, e subito dopo un’altra avente ad oggetto la misura di carattere patrimoniale sui beni riconducibili direttamente o indirettamente a Burgio.
Il Questore, autorità proponente ai sensi del codice antimafia, si è avvalso degli accertamenti eseguiti dal comando provinciale della Guardia di finanza sull’attività economica e imprenditoriale e sulle disponibilità finanziarie e patrimoniali di Burgio che aveva costruito una serie di società operanti nel settore della grande distribuzione. Successivamente all’avvio di indagini, da parte del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza, all’arresto dell’imprenditore avvenuto nell’ottobre 2016 ed alla sentenza del maggio del 2018, con cui il tribunale di Agrigento lo condannava alla pena di 8 anni di reclusione per reati fallimentari, il Tribunale richiedeva al Questore integrazioni e ulteriori indagini patrimoniali.
Burgio riportava condanne per i reati di omesso versamento di ritenute fiscali e previdenziali, appropriazione indebita continuata, commercio di prodotti con segni falsi, violazione della normativa fiscale e tributaria. La Questura ha rielaborato i contenuti della proposta, arricchendoli di nuovi elementi, in particolare con quanto emerso anche nel corso del processo penale e poi ‘perimetrando la pericolosità sociale’ del proposto, espressa dagli anni ricompresi tra il 2004 ed il 2017, periodo in cui ricadono una serie di reati lucro-genetici.
Sarebbe stata dimostrata la cosiddetta “correlazione temporale” tra la pericolosità espressa durante gli anni indicati e le condotte illecite, distrattive di ingenti somme di denaro, compiute con una serie di operazioni “studiate a tavolino”, che ha consentito all’imprenditore di accantonare somme e di reinvestirle in operazione di acquisto di beni e apertura di conti correnti. Le risultanze dell’attività sono state depositate a marzo dello scorso anno, in cui è specificato che i beni di cui si richiedeva il sequestro, mediante la distrazione di somme dal patrimonio delle società Gestal s.r.l., Ingross s.r.l., Cda spa, e Hopaf srl che invece avrebbero dovuto costituire garanzia per i creditori e i terzi. A carico di Burgio, il Tribunale di Agrigento ha espresso un giudizio di pericolosità sociale “qualificata”, in quanto indiziato del reato di intestazione fittizia di beni per agevolare il delitto di riciclaggio. Burgio veniva riconosciuto responsabile – prosegue la ricostruzione della Questura – della distrazione di rilevanti somme per un totale complessivo di 11.582.176,55 euro posta in essere con una serie di atti costituiti da operazioni contabili, giroconti, trasferimenti di cespiti valutari e reali da una società all’altra del gruppo imprenditoriale.
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