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Canicattì, i fratelli indagati di usura respingono accuse. “Eravamo soci in affari”

Hanno respinto l’accusa i fratelli canicattinesi Antonio e Giuseppe Maira, 69 e 63 anni, arrestati con le accuse di usura ed estorsione aggravata, nel corso dell’udienza di convalida. I due hanno risposto alle domande del Gip del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano
Difesi dall’avvocato Giovanni Salvaggio, si sono difesi, ed hanno tentato di chiarire le rispettive posizioni, dicendosi estranei ai fatti.

Tre gli episodi contestati nel provvedimento di fermo firmato dal pubblico ministero Elenia Manno, presente all’interrogatorio. Ha chiesto la convalida del fermo, e l’applicazione di una misura cautelare. I due Maira, hanno respinto l’accusa di aver prestato soldi con tassi usurari ad un imprenditore che – secondo l’accusa – a fronte di 29 mila euro di prestito avrebbe “ritornato” una somma di quasi 70 mila euro (dal dicembre del 2017 al gennaio del 2019).

“Eravamo soci in affari, anche se non sulla carta, e quei soldi erano nostri, lui è un truffatore” si sarebbero difesi i due fratelli. L’avvocato Salvaggio, ha contestato anche il pericolo di fuga.

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