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Sagra del mandorlo in fiore ad Agrigento, Ferrante (Pd): “Inopportuno invitare il ministro egiziano”

Apprendiamo con stupore che il sindaco di Agrigento Calogero Firetto, in passato protagonista di alcune iniziative nazionali del Pd, nel corso di una visita in Egitto avrebbe invitato il ministro della Cultura egiziano in Sicilia per la Sagra del mandorlo in fiore. Ci aspettiamo una pronta smentita. In caso contrario attendo la ferma condanna da parte del partito siciliano, per rispetto nei confronti della famiglia di Giulio Regeni”, così in una nota Antonio Ferrante del Partito democratico.

Attendiamo quindi un chiarimento – continua Ferrante – da parte di Firetto e, parallelamente, da parte del governo nazionale, sull’opportunità di ospitare in Sicilia, per un evento così importante, il Ministro della Cultura egiziano, nonostante l’atteggiamento di questi anni del governo del Cairo nei confronti delle indagini sulla morte di Giulio Regeni. Qualora arrivasse una conferma, anticipiamo che, negli stessi giorni, organizzeremo iniziative di sensibilizzazione perché finalmente la verità sulla morte del ricercatore italiano venga a galla”.Intervenendo sulle dichiarazioni di Antonio Ferrante (Pd) il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto precisa: “Sono andato in Egitto con il nostro arcivescovo, il cardinale Francesco Montenegro, per un incontro sul dialogo tra popoli, religioni e culture con il Papa copto e poi con il Grande Imam, numero due della comunità islamica. In queste occasioni ho incontrato anche vertici istituzionali. Il significato profondo di questa missione culturale, che anticipa i temi delle celebrazioni di Agrigento 2020, per i 2600 anni di storia della città, è proprio di superare muri e barriere, di non irrigidirsi sulle posizioni, di non odiare, di cercare invece la parola come mezzo potente per aprire porte e non per chiudere. Il forte messaggio culturale che scaturisce da una manifestazione internazionale come il Mandorlo in Fiore da 75 anni, è di amicizia, di pace. Israeliani e Palestinesi, popoli in guerra hanno ogni anno fatto volare le colombe della pace davanti al Tempio della Concordia. Non azioni istituzionali ma simboli di speranza tra i popoli. Questa è Agrigento. Detto ciò, il dialogo sull’omicidio di Giulio Regeni, che non spetta a un sindaco ma ai massimi rappresentanti dello Stato, sia finalizzato a ottenere verità e giustizia”.

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