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INTERVISTA ARMANDO PRISCO – Il portiere del Canicattì Calcio si racconta ai nostri microfoni

Si è raccontato in esclusiva sul “Corriere Agrigentino” Armando Prisco, portiere del Canicattì Calcio. Tra i temi trattati con il giocatore, il suo passato e la sua presenza all’interno del club biancorosso.

Armando, raccontaci come è nata la tua passione per questo sport?

Questa passione mi è nata un po’ come tutti i ragazzi: ho iniziato a giocare con mio cugino più grande. Da qui è nata anche la passione per il mio ruolo, perché ero sempre il più piccolo e quando scendevamo a giocare giù in piazza ero costretto a giocare in porta e, dunque, a lanciarmi anche sulle pietre. In più avere una famiglia già appassionata di calcio, gli uomini ma soprattutto anche le donne facilitano le cose nella fase di crescita.

Cosa significa essere un portiere?

Per me essere portiere significa tanto: è tutto ciò che vedo nella mia vita, in questa mia breve vita. Penso che quando ti etichettano fin da piccolo con questo ruolo, di conseguenza vengono poste su di te parecchie responsabilità e questo ti fa crescere tanto, in primis ti responsabilizza sul campo e ti fa essere più maturo. Si è i primi ad essere colpevoli ad ogni goal subito e i primi ad esultare dopo ogni vittoria. Forse non so spiegarti di per sé cosa significhi essere un portiere, ma posso assicurarti che è una cosa meravigliosa.

Nonostante la tua giovane età, vanti nel tuo curriculum una bellezza di 20 panchine in Serie A con la maglia del Genoa, niente male per un portiere classe ’97…

Si, quella con il Genoa è stata un’esperienza bellissima per un ragazzo, ai tempi, di diciotto anni. Toccare il più bel palcoscenico del calcio italiano, la Serie A e vedere affrontarsi certi campioni nel rettangolo di gioco e allo stesso tempo allenarti con campioni del calibro di Perin, Kucka, Matri, Pinilla e Burdisso o vedere giocare Totti, Handanovic, Icardi, Reina e vedere con quale personalità scendono in campo, sono emozioni e ricordi che ti rimangono per sempre dentro la testa e il cuore.

Lo scorso anno hai difeso i pali dell’ACR Messina in Serie D, raccontaci questa tua esperienza

All’inizio ero super contento ed entusiasta di scendere giù in Sicilia, da ligure e indossare la maglia di un club blasonato come l’ACR Messina, una squadra che ai tempi ha calcato i campi della Serie A. E’ stata un’esperienza un po’ sfortunata sotto tanti punti di vista. Il primo anno sono arrivato con tante pretese, ma un infortunio mi ha bloccato per tre mesi e non ho potuto dare il meglio di me. Ringrazio il mister Modica che mi chiamò con lui, perché capii il portiere e il ragazzo che ero e addirittura mi voleva far andare con lui alla Cavese in Serie C, ma poi non si fece nulla. Tutto sommato  è stata un’esperienza che mi ha formato, sia dentro ma sopratutto fuori dal campo, dove ho imparato a capire cosa significa giocare in una piazza importante e cosa si aspetta la gente da te.

Quest’anno la società del Canicattì ti ha chiamato per indossare la maglia biancorossa. Cosa ti ha spinto a sposare il progetto biancorosso?

Avevo bisogno di una piazza in cui ci fosse tanta professionalità e dove potevo rimettermi in gioco. Con chiunque ho parlato mi ha detto che la piazza è sempre stata esigente e ciò ce lo hanno fatto capire anche i tifosi e tutta la gente che segue il Canicattì. Avevo bisogno di una nuova avventura, di un progetto che mi stimolasse e penso di essere in una piazza ideale per i miei valori da calciatore.

Come ti sei ambientato nella realtà Canicattì?

Ho trovato subito un ambiente di ragazzi positivi che mi hanno saputo e mi riescono a far sentire parte integrante di questo gruppo. Penso che la società abbia notato che sono un ragazzo abbastanza maturo per la mia giovane età e spero di non fargli perdere la scommessa che hanno fatto su di me. Per ora sta andando tutto bene, dico per ora perché con la mia fidanzata abbiamo un nostro motto, “pensare al momento” . L’essermi ambientato in questa maniera per me è stata una cosa fantastica, ho accanto delle persone che mi vogliono bene. Sono anche convinto che questo presidente e l’intera dirigenza voglia portare avanti nel miglior modo possibile il progetto Canicattì e ciò lo si può notare dalla professionalità di ognuno di loro. La città mi piace molto e sono parecchio contento che i tifosi vengano sempre in massa allo stadio per tifare i propri beniamini. E’ l’ambiente giusto, non mi manca niente.

Anche in altre interviste, i tuoi compagni hanno elogiato spesso i “racinari”. Cosa ci vuoi dire in merito?

Sono l’anima e il fulcro di questa squadra. Noi li rappresentiamo e personalmente sono orgoglioso di rappresentare questo gruppo fantastico. La scorsa settimana ho conosciuto molti ultras e devo dire che sono persone eccezionali. Sono molto contento che la squadra è molto seguita e penso che, qualora otterremmo buoni risultati, questo gruppo ci seguirebbe ovunque, come è capitato lo scorso anno sia in Puglia che in Campania. Non vedo l’ora di fargli togliere delle soddisfazioni, perché se lo meritano.

Come hai vissuto il cambio di guida tecnica: Romano in e Terranova out?

Dispiace sempre quando capitano queste cose. Purtroppo con mister Terranova ho lavorato poco, ma ho fin da subito condiviso ampiamente i suoi principi di gioco. Con mister Romano siamo in fase di rodaggio e penso che con lui possiamo toglierci davvero tante soddisfazioni. Il mister lo paragono ad un timoniere su una barca, dove noi siamo tutti i suoi giovani marinai pronti ad ascoltarlo per un obiettivo comune. Sia mister Terranova che mister Romano sono due tecnici molto esperti e professionali che non hanno nulla a che vedere con l’Eccellenza. Per quanto riguarda mister Catalano (allenatore dei portieri con mister Terranova), posso dire di essere rimasto molto contento quando l’ho trovato qui a Canicattì: è una persona di gran cuore e molto professionale nel suo campo ma, ahimè, è stato un dispiacere lasciarsi così presto.

Un commento sui tuoi compagni di reparto al Canicattì.

Posso garantire che il Canicattì è assolutamente in buone mani. Mi dispiace per Federico Valenti che è ancora alle prese con un’infortunio: l’ho sempre seguito lo scorso anno e lo apprezzo molto come portiere. Federico (Valenti) lo cerco sempre per qualche consiglio…spero di rubargli in futuro qualche caratteristica. Non è mai facile tornare dopo un brutto infortunio, ma io spero che Valenti possa tornare il prima possibile in campo. Niccolò Intorre è un ottimo portiere per la sua età ed è bello fare una sana competizione con lui: lo apprezzo e stimo molto, sia come ragazzo che come portiere.

Quale obiettivo ti poni per questa stagione? E quale promessa vuoi fare ai tifosi biancorossi?

Sicuramente quello di subire meno goal possibili e diventare così la difesa meno imbattuta del campionato. Prometto di dare tutto me stesso e di rispettare fino in fondo questa maglia e questi colori: non ci risparmieremo e non mi risparmierò, a costo di dare tutto.

Armando, un saluto ai tifosi biancorossi.

In primis ti ringrazio per questa bellissima intervista. Il mio augurio è quello che ognuno di noi possa togliersi delle soddisfazioni, a partire dai tifosi e arrivando a noi. Forza Cattì.

Ringraziamo il portiere del Canicattì Armando Prisco per la disponibilità e la cordialità mostrata durante l’intera intervista.

 

 

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